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AI RABBINI E AGLI IMAM

Gli animali che soffrono negli allevamenti intensivi e industriali sono kasher e halal?

Data: 2011-06-22
Autore: Gherush92

ALLA CONFERENZA DEI RABBINI D’EUROPA

ALL’ ASSEMBLEA DEI RABBINI D’ITALIA

ALL’ ASSEMBLEA EUROPEA DI IMAN E GUIDE SPIRITUALI IN EUROPA

AL CONSIGLIO EUROPEO PER LA FATWA E LA RICERCA


Egregi Signori,

come sapete, negli allevamenti intensivi e industriali, nei quali vivono anche gli animali destinati all’alimentazione kasher ed halal questi subiscono, senza scampo, crudeltà inenarrabili, per motivi estranei ai precetti ebraici ed islamici.

La sofferenza degli animali negli allevamenti intensivi riguarda la loro intera esistenza, non è pertanto un elemento trascurabile, accidentale o marginale, ma una realtà progettata, organizzata e perpetrata su scala industriale, cioè moltiplicata per milioni di esseri viventi. La condizione degli animali è sottoposta, ad esempio a:

- Spazi vitali angusti e sovraffollamenti;
- Scarsa qualità di aria, acqua e cibo;
- Condizioni di igiene precarie;
- Stravolgimenti del ciclo biologico (sonno, veglia, ciclo alimentare e riproduttivo);
- Sistemi di riproduzione artificiale e forzata e castrazione;
- Svezzamenti prematuri e separazione forzata dei figli dalle madri;
- Sistemi di ingrassaggio e/o digiuno forzato (es. somministrazione massiccia di medicinali per favorire artificialmente la crescita);
- Manipolazioni genetiche;
- Comportamenti aggressivi indotti da metodi forzati di allevamenti;
- Alterazione delle gerarchie sociali;
- Mutilazioni preventive (senza anestesie);
- Selezione ed eliminazione degli esuberi, uccisi in massa con metodi aberranti;
- Alterazione irreversibile dello stato fisico e psichico dell’animale che vive in cattività, in condizioni estreme e solo per essere ammazzato.
- Ferite, piaghe e malattie indotte dai metodi innaturali di allevamento e patologie congenite;
- Condizioni crudeli di trasporto;
- Macellazione precoce.


Gli allevamenti intensivi industriali pongono, inoltre, gravi problemi di inquinamento ambientale e sulla salute degli uomini, ad esempio:

- Sfruttamento di vaste aree agricole destinate alla produzione di mangime (circa 2/3 dei terreni agricoli mondiali);
- Consumo di pesanti quantitativi di acqua ed energia;
- Abuso di fertilizzanti e pesticidi resi necessari dalle monocolture agricole destinate alla produzione di mangime;
- Produzione di enormi quantità di rifiuti (deiezioni) responsabili dell’inquinamento delle falde acquifere e di gas responsabili dell’effetto serra;
- Riduzione della biodiversità.

Gli allevamenti intensivi industriali moderni sembrano non osservare le norme ebraiche ed islamiche che prescrivono il rispetto verso gli animali, e in molti casi somigliano a veri e propri campi di sterminio nei quali esseri viventi soffrono. Gli allevamenti intensivi industriali rappresentano una calamità di vaste proporzioni e, pertanto, ci sembra che debbano essere presi con urgenza provvedimenti per mettere fine, o almeno arginare, la sofferenza degli animali. Ad esempio il foie gras, è il fegato malato di un volatile affetto da steatosi epatica che si ottiene infliggendogli gravissime sofferenze.

Non sembra che possano esistere allevamenti intensivi nei quali gli animali non soffrano e ci sembra che la sofferenza inflitta agli animali potrebbe essere considerata un abuso rispetto alle regole ebraiche ed islamiche che esplicitamente la vietano.

Ci sembra, inoltre, che non sia sufficiente preoccuparsi che gli animali siano uccisi secondo le norme della shechità e dhabihah ma è necessario rendersi responsabili del loro trattamento in vita e garantire loro di nascere, crescere, riprodursi e vivere, secondo il proprio ciclo biologico, senza patire alcuna sofferenza come, invece, avviene sistematicamente negli allevamenti nei quali vivono costretti. Immaginare che la questione della sofferenza degli animali riguardi altri da sé - da considerare unici responsabili degli allevamenti intensivi industriali – potrebbe essere un’argomentazione di comodo che non risolve il problema della sofferenza degli animali.

In origine gli uomini erano vegetariani; il consumo della carne potrebbe non essere considerato un diritto bensì una concessione tanto che kasherut e halal esprimerebbero complesse regole che limitano il consumo della carne a poche specie permesse e secondo certe severe modalità e condizioni. Tali norme potrebbero essere un deterrente al consumo eccessivo di carne e un incoraggiamento verso prodotti di origine vegetale che non presentano limitazioni. Queste considerazioni potrebbero suggerire la scelta di “allevamenti sostenibili” nei quali sia garantita la qualità della vita degli animali ed eliminata la sofferenza.

Ci sembra, inoltre, che l’halachà e la sharia non possano e non debbano essere applicati a compartimenti stagni, separando ad esempio le regole alimentari e della macellazione dalle norme di rispetto degli animali, perché questa interpretazione settoriale non dà risposta al problema, fondamentale e struggente, della sofferenza degli animali, dell’inquinamento ambientale e della salute degli uomini.

Codici di condotta, leggi e giurisprudenza ebraica e islamica potrebbero consentire una valida e sostenibile gestione delle risorse naturali, compresi gli animali. L’ebraismo e l’islam possiedono, infatti, strumenti e mezzi per assicurare la sostenibilità in senso ambientale, energetico, economico e sociale.

Potrebbe essere opportuno introdurre nell’ etichetta una formula che attesti che la carne proviene da “allevamenti sostenibili” controllati, nei quali gli animali non soffrono e indicare precise limitazioni al consumo della carne affinché gli animali destinati al consumo alimentare siano di numero adatto e congruente a quello degli “allevamenti sostenibili” disponibili.

Considerato tutto questo:

GLI ANIMALI CHE SOFFRONO NEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI INDUSTRIALI SONO KASHER E HALAL?

Auspichiamo che il responso dell’Assemblea dei Rabbini e dell’Assemblea degli Imam sia adeguato al problema della sofferenza degli animali in vita. Quanto sopra descritto può essere documentato.


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