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RIVOGLIAMO IL NIKKUR !Chiudete allevamenti intensivi e macelli intensivi. E' necessaria una teshuvà ?Date: 2015-09-20Author: Gherush92 Un animale permesso e macellato con la shechità, cioè secondo le regole tradizionali ebraiche, è kasher; ma per rendere commestibile il suo quarto posteriore è necessario eseguire, dopo la sua uccisione, anche la complicata procedura del nikkur, l’asportazione dei grassi proibiti e l’escissione del nervo sciatico, parti rigorosamente vietate dalla Torà agli ebrei. Per la difficoltà e per i costi dell’operazione, che deve essere eseguita da persona esperta e che abbia conoscenze anatomiche e abilità chirurgica, si preferisce scartare i quarti posteriori e smerciarli ai non ebrei. Praticare il nikkur, infatti, implica un aumento del costo della carne e un probabile conseguente calo delle vendite, mentre svendere un quarto posteriore come carne non kasher, assicura un guadagno facile e sicuro; aggiungi che l’aspetto della carne rimanente dall’escissione del nervo sciatico è maciullata e frantumata, difficile da vendere, poco commerciabile. Ora, il marchio kosher, secondo i suoi propugnatori, è sinonimo e garanzia di “qualità, sanità, sicurezza”. Ma con queste fallaci indicazioni, le aziende certificatrici del kosher vanno incontro a paradossi inammissibili e imbrogli inevitabili, come nel sopracitato caso nel quale un animale risulterebbe kasher, quindi di “qualità”, solo a metà: i quarti anteriori sarebbero kasher, quindi di “qualità, sani e sicuri”, quelli posteriori, scartatati in assenza del nikkur, non lo sarebbero, per divenire quindi scadenti, insani ed insicuri. Davanti a questa palese contraddizione i propugnatori del marchio kosher dovrebbero spiegare e giustificare che, vendendo questi quarti posteriori ai non ebrei, si è costretti ad uccidere animali oltre il necessario per colmare la richiesta di carne kasher, e a violare il divieto della Torà di distruzione e di far soffrire gli animali. Dovrebbero anche spiegare, a chi è disposto a pagare di più per mangiare carne kasher di “qualità e sana”, come mai lo stesso animale è, contemporaneamente, di qualità e scadente, a seconda che lo si trovi come spalla sui banconi delle macellerie kasher o come coscio di scarto della macellazione ebraica nelle altre macellerie, qui eventualmente riproposto come carne di qualità secondo le procedure standard. Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere, perché per garantire un mercato in continua crescita basato sul massacro di animali sofferenti, pubblicizzato come kosher e di qualità superiore, tutto questo si traduce, in definitiva, nell’uccidere molti più animali di quanti ne occorrono per coprire il fabbisogno ebraico. E tutto questo certo non è kasher. La verità è che, in ossequio ai precetti della Torà che obbliga a non far soffrire gli animali, a non distruggere e non ingannare il prossimo, si dovrebbe reintrodurre la pratica del nikkur, abbandonata solo per ragioni economiche e commerciali ma la cui rinuncia grava sulle spalle di migliaia di animali sofferenti provenienti dagli allevamenti intensivi ed uccisi inutilmente, e pesa sull’inganno verso i non ebrei i quali non capiscono come mai un animale kasher possa essere metà di “qualità” e metà no. La carne kasher non è sana né di qualità, come dimostra la palese contraddizione appena descritta insita nella scaltra e mediocre operazione di marketing lanciata dai fautori del marchio kosher. La kasherut non attiene ai concetti posticci di qualità e salubrità come sostengono i sostenitori del marchio, ma è un complesso di regole precauzionali che, nei fatti, limita fortemente l’uccisione degli animali e il consumo di carne. In questo senso la reintroduzione del nikkur, pratica divenuta difficile e costosa, sarebbe un deterrente ad uccidere e consumare più animali del necessario, una garanzia della loro salvaguardia. Si reintroduca, insomma, la pratica del nikkur per quegli animali che vivono oltre 25 anni liberi nei pascoli, ciascuno con il proprio nome. GLI ANIMALI CHE SOFFRONO NON SONO KASHER ! CHIUDETE GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI ! LEGGI IL LIBRO "IL MAIALE E' IL NOSTRO MAESTRO. ANIMALI ED EBREI UN RAPPORTO LACERATO" gherush92@gmail.com |
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