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EVANGELIZZAZIONE VERDE, UN NEMICO

Data: 2019-10-06
Autore: Gherush92 Committee for Human Rights

Guardiamo con grande preoccupazione al prossimo Sinodo Panamazzonico che mira dichiaratamente a rinsaldare il potere ecclesiastico nella vasta area amazzonica; rilanciare il programma di inculturazione dei popoli indigeni; diffondere urbi et orbi, fra laici e religiosi, il programma cristiano cosiddetto ecologico integrale.

La Chiesa vuole rinforzare il suo potere che fu forte e saldo in Sud America. Nel 1492 Colombo, Ammiraglio Maggiore del Mare Oceano, scatena un terrore come non se ne videro mai, né prima né dopo e, in nome dell’evangelizzazione, da’ inizio alla distruzione degli Indiani d’America, il genocidio più vasto della storia. Fame e povertà estrema nelle Americhe e in Africa sono oggi il risultato di quelle azioni efferate (come l'Inquisizione) sostenute, in Spagna e Portogallo, da Isabella di Castiglia e Ferdinando, Papa Alessandro VI e gli ordini francescani, domenicani, gesuiti. Si stima che, in un secolo forse più di cento milioni di indigeni cadono sotto gli attacchi e le leggi dei cristiani europei, mentre incomincia la schiavitù transatlantica di massa che provoca lo sterminio di oltre cento milioni di Africani.

La cosiddetta “scoperta dell’America” è una tappa fondamentale dell’affermarsi del razzismo occidentale nel mondo. Dottrine teologiche, teorie scientifiche, leggi e burocrazia della nascente Europa unificata sotto la bandiera cristiana, sanciscono, tutte, l’inferiorità culturale, spirituale e tecnica dei popoli nativi, a giustificazione della conquista armata e del genocidio. Così, come almeno un secolo prima avevano decretato per i popoli africani la condizione di “schiavi per natura”. L’evangelizzazione di tutti i popoli e nazioni, è stato ed è un progetto improntato al fanatismo che si fonda sull’idea (non vera) che esista una verità superiore e popoli inferiori. L’evangelizzazione è stato ed è il più potente fattore uniformante dell’umanità e le conseguenze sono note: annientamento di culture millenarie, genocidio di popoli indigeni, distruzioni di ambienti e natura, depredazioni di risorse e ricchezze, schiavitù di massa.

Con un colpo di spugna sul passato, ridotto ad un corollario, ad un errore di gioventù imputato a indefiniti colonizzatori e dominatori, la Chiesa oggi vuole potenziare il suo potere capillare con un esercito di nuovi adepti missionari autoctoni, pronti ad abbracciare un rinnovato piano di evangelizzazione: l’inculturazione dei popoli indigeni.

La parola evangelizzazione ricorre nei documenti preparatori del Sinodo e anche in sinonimi come “annunciare il Vangelo di Gesù in Amazzonia” e in varianti, come inculturazione dei popoli. Il processo d'inculturazione, che celebra l'interazione del cristianesimo con le culture locali e che tende alla compenetrazione tra Chiesa e popoli indigeni, si diffonde come il vento. Gabellato come moderno, questo approccio innovatore all’evangelizzazione ha invece una tradizione tanto antica e dannosa quanto la diffusione del cristianesimo stesso.

L’inculturazione nasce con la Chiesa. Ai tempi delle antiche missioni chiare direttive vengono annunciate per promuovere un migliore adattamento del Vangelo al carattere e alle tradizioni di ogni popolo. E’ indispensabile conoscere la lingua locale, costituire un clero indigeno e formare un prete autoctono per comprendere e reprimere usi, costumi e spirito del popolo. La principale norma è conoscere il carattere e il genio dei popoli da evangelizzare, coltivando le caratteristiche giudicate migliori da purificare, correggere, emendare ed elevare mediante “l’unica vera fede”. Con l'inculturazione, che mira a rafforzare l'unità e il potere della Chiesa anche con il pluralismo dei suoi modi di espressione, si intima ai popoli di dimenticarsi di se’, o almeno emendarsi, per arruolarsi nel cristianesimo universale. L’inculturazione - spacciata addirittura per il suo antitetico “unità nella diversità” che racchiude pieno riconoscimento e autonomia della diversità culturale - è dunque un’offesa, una vera minaccia per i popoli che nel Vangelo non si riconoscono perché la distruzione della diversità è inevitabile conseguenza di ogni missione universale.

Il cristianesimo non ha mai riconosciuto il fatto che ciascuna espressione della diversità (come ad esempio una lingua) è completa e, prendendo le mosse dal Vangelo, non ha mai rispettato il diritto alla diversità che sempre vuole assimilare, conquistare, assorbire, ridurre, acquisire, trasformare, emendare, perfezionare. Per questo noi consideriamo l’impegno della Chiesa per l’evangelizzazione o l’inculturazione del mondo essenziale non per la vita civile ma per l’assoggettamento delle società, dei popoli e della diversità.

Nel lanciare il Sinodo “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale” l'inculturazione acquista una dimensione sociale e il processo si estende alla società moderna. L’inculturazione è “culturale”, mira a incunearsi nelle mentalità e negli ambienti laici, segnati dall'indifferenza al messaggio cristiano. Non guarda più solo ai popoli, essa raggiunge modi di pensare, stili di vita, per infondere il messaggio cristiano laddove il cristianesimo è assopito o rigettato.

Con incredibile leggerezza l’inculturazione si trasforma. Ad un mondo di giovani che con impeto chiede risposte ai problemi dell’ambiente, si propone con arguzia come alternativa ecologica, contro la globalizzazione e contro un modello economico che non rispetta l’ambiente e i diritti dei popoli. Una proposta assai generica, a ben guardare, fatta di affermazioni sommarie e semplicistiche, banali sentito dire, se non fosse per la componente indigena - questa sì portatrice di conoscenza ed esperienza millenaria da più parti riconosciute - che viene senza imbarazzo ancora una volta sfruttata, manipolata, piegata ai propri fini. E se non fosse per la componente ebraica, i cui testi biblici, il racconto della Creazione in particolare, esplicitamente richiamati e diffusi per il loro alto valore ecologico e ambientale, con inammissibile disinvoltura, secondo la vecchia e reiterata tradizione, sono forzatamente orientati e finalizzati alla unica vera fede cristiana universale.

In conclusione, ci rivolgiamo agli Indigeni dell’Ammazzonia e ai giovani sensibili ai problemi ambientali per dire loro: attenzione, non fidatevi, l’evangelizzazione ecologica integrale promossa dal Papa, che mira ad inculturare milioni di persone, è un delitto contro la diversità culturale e contro l’umanità e deve essere contestata.
Per salvare la terra bisogna riconoscere che tutta la verità e il sapere ecologico del mondo è contenuto nella diversità culturale e nella diversità biologica la cui integrità viene messa a rischio, fra gli altri, dai processi di uniformità contenuti nell’opera di evangelizzazione e inculturazione.


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