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PEDOFILIA E CRISTIANESIMO

colpevoli senza pena, vittime senza giustizia

Data: 2010-04-16
Autore: Gherush92

Ma chi orchestra questa manovra?: "i nemici di sempre del cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei e l'intreccio tra di loro a volte é poco facile da capire… ritengo che sia maggiormente ...un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza, loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi".
(mons. Giacomo Babini – Vescovo Emerito di Grosseto, 9 aprile 2010).

"Bisogna chiaramente perseguire i casi di pedofilia, ma bisogna avere rispetto del peccatore. Non denuncerei alla polizia un prete accusato".
(Mons. Michele De Rosa, membro Commissione Cei per l'ecumenismo e il dialogo - 3 aprile 2010).


Il coinvolgimento del cristianesimo in molteplici e sistematici casi di pedofilia non è un incidente di percorso estraneo alla cultura cristiana ma, al contrario, la punta dell’iceberg di un sistema culturale e giuridico dove vi sono, da una parte, una moltitudine di giovani vittime senza giustizia e, dall’altra, colpevoli di reati efferati occultati da un silenzio omertoso codificato dal diritto canonico.

L’uso di tale diritto canonico per celare i criminali e senza attribuire loro una pena commisurata al delitto, adottata dal Pontefice nella lettera ai cattolici d’Irlanda, è solo un tentativo maldestro per tentare di sottrarsi da responsabilità oggettive che risiedono proprio nelle norme che lo stesso Ratzinger ha avallato attraverso la redazione, come prefetto per la dottrina della fede, della lettera "Delictis Gravioribus" del 2001 che non solo conferma, ma peggiora la sostanza dell’infame "Crimen Sollicitationis".

L’innovazione apportata è, infatti, quella di far assumere al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede la competenza di indagare direttamente su delitti come "la sollecitazione, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso o il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età".

In tal modo si sono accentrati su Roma, in totale segreto, tutti i casi di pedofilia del mondo facendoli dipendere direttamente dal potere esecutivo dello stato Vaticano, un ultimo suggello alla creazione di una gigantesca macchina di copertura di delitti.

L’attuale emersione, però, di gravissimi casi di occultamento di criminali che sembrano coinvolgere, come descritto e documentato dal New York Times, anche lo stesso pontefice e il segretario di stato Cardinal Bertone, svela quanto sia malato il rapporto tra i fanciulli e il cristianesimo e, in generale, il rapporto che il cristianesimo ha con la diversità culturale, di cui l’infanzia è una delle componenti più fragili e quindi influenzabili.

"Questa corte, sebbene consideri gli argomenti a favore della rimozione in questo caso di grande significato, ritiene tuttavia necessario considerare il bene della Chiesa universale insieme a quella del richiedente, e non può prendere alla leggera il danno che concedere la dispensa provocherebbe nella comunità dei fedeli cristiani, in particolare per quanto riguarda la giovane età del richiedente" (Josef Ratzinger – Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – Lettera al vescovo di Oakland John S. Cummins relativa alla richiesta di laicizzazione di un prete pedofilo, padre Stephen Kiesle – 1985)


IL VANGELO
Marco 10,13-16
"In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani, li benediceva."

Già nel Vangelo vi sono affermazioni che, alla luce dei fatti, sono da intendersi come viatico a comportamenti illegali. Per molte culture indigene, ebraismo compreso, toccare i bambini da parte di estranei è vietato. Il passo del Vangelo di Marco dove Jeshu accarezza i bambini, li prende in braccio, impone loro le mani, può rappresentare un tentativo di manipolazione, soprattutto perché esercitata da un personaggio descritto come carismatico.

Il Vangelo sul tema dell’infanzia assume anche toni minacciosi creando una catena di valori inversa a qualsiasi cultura indigena.

"E Gesù, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro tre e disse: «In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. Chi dunque si umilierà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chiunque riceve un piccolo fanciullo come questo in nome mio, riceve me. Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d'asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare" (Matteo 18:2-6).

Se, da una parte, fra i popoli indigeni vi sono cerimonie e rituali atti a segnalare la crescita del bambino e il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, (come ad esempio il bar mitzvah), dall’altra il cristianesimo esalta, come nel passaggio chiave di Matteo, le virtù della non crescita riducendo tutto ad una dimensione di conversione, di omologazione di espoliazione da qualsiasi elemento esperenziale che non sia quello cristiano. Tutti devono diventare bambini, quindi, anche gli adulti cresciuti magari con la loro cultura e tradizione. Il discorso contiene anche una minaccia di morte che solo qualche sciocco ha inteso essere un attacco di Jeshu alla pedofilia. E’ il contrario, si tratta di un avvertimento dal sapore “mafioso”, con una punizione tipicamente "mafiosa" che prevede - invece del richiamo alla giustizia e alla legge - l’occultamento del cadavere, per evitare che qualcuno si azzardi a sottrarre l’infanzia dal tentativo di plagio, "tattile" e "culturale".

I passi del Vangelo spiegano con estrema chiarezza come la chiesa promuova, nei confronti dell’infanzia, manipolazioni e ricatti. Non è un incidente, quindi, il fatto che nel documentario della BBC Sex and Crimes and the Vatican le vittime prescelte, come descritte dalle note di un prete, siano bambini senza famiglia, poveri, adescati in mezzo alla strada. Non è un caso che i missionari, durante i massacri cristiani nelle Americhe, separassero i padri dai figli per creare nuove generazioni di esseri umani avulsi da ambiente e cultura tradizionali. La pedofilia è uno strumento di distruzione di diversità e di legami familiari e il fatto stesso che le autorità del Vaticano si siano impegnate, nelle loro ipocrite difese, a sostenere che il diritto canonico non impedisce di rivolgersi alle autorità civili per fornire una notizia di reato implica, al contrario, la gravissima conseguenza che non esiste una norma del codice di diritto canonico che obblighi la trasmissione di una notizia di reato all’autorità civile competente.

"Negli Stati Uniti e in altri Paesi accade che in non pochi casi le denunce contro abusi di questo tipo siano molto tardive. Ora, fermo restando che il giudizio assolutamente negativo su questi comportamenti rimane anche se fossero, per ipotesi, avvenuti trenta o quarant’anni fa, c’è effettivamente qualche sospetto fondato che queste denunce tardive servano solo per incassare soldi in cause civili." (Cardinal Bertone, Segretario di Stato Vaticano e all’epoca Segretario della Congregazione per la dottrina della Fede – Intervista a 30 giorni – febbraio 2002).

Monsignor De Rosa, nella sua qualità di Componente della Cei per il Dialogo, ha chiarito, nel pieno rispetto delle norme della Chiesa e forse memore delle parole di Bertone, che preferisce occultare e trasferire ad altra diocesi i sospetti di pedofilia piuttosto che denunciarli con la conseguenza, allargata sistematicamente a migliaia di casi, che gravi delitti commessi e meritevoli di lunghe pene detentive sono stati e restano celati, coperti e usati come strumento di controllo e di potere.

La "Delictis Gravioribus" è stata inoltre chiamata in causa nel corso di alcuni processi per molestie sessuali perpetrate da alcuni sacerdoti negli Stati Uniti (molte delle quali su minorenni). La Corte distrettuale della contea di Harris chiese l’imputazione di Ratzinger per «ostruzione alla giustizia» a causa delle disposizioni di segretezza contenute nella lettera. Solo l’accoglimento della richiesta di immunità diplomatica, in quanto capo di stato, ha esentato il pontefice dal processo.

E’ da condannare con fermezza l’uso opportunistico dell’immunità diplomatica per sottrarsi ad un processo quando la normativa interna allo Stato del Vaticano prevede, come massima pena per un violentatore di minorenni, la scomunica.

Il problema di fondo, quindi, è che le procedure basate su documenti base quali il "Crimen Sollicitationis" e "De Delictis Gravioribus" contengono in sé gli elementi che rendono lo scandalo della pedofilia tale solo perché scoperto.

Il "Crimen Sollicitationis" ("provocazione" o "adescamento") è un documento segreto emesso dal Sant’Uffizio nel 1962, sotto il Pontificato di Giovanni XIII, diretto a tutti i “patriarchi, vescovi e arcivescovi a altri ordinari del luogo”. Il documento è venuto alla luce solo recentemente e contiene tutte le indicazioni atte a creare una "filiera dell’omertà" attorno ai crimini di natura sessuale perpetrati da membri del clero.


LA DENUNCIA
"A norma delle costituzioni apostoliche e in particolare della costituzione Sacramentum Poenitentiae del 1º giugno 1741, il penitente deve denunciare all'ordinario del luogo o alla Sacra Congregazione del Sant'Uffizio nello spazio di un mese il sacerdote reo del delitto di sollecitazione nella confessione; e il confessore deve, sotto obbligazione grave di coscienza far presente tale dovere al penitente" ("Crimen Sollicitationis").

L’obbligo della denuncia da parte della vittima entro un mese dal reato, pena la scomunica, è un invito o al silenzio perenne o ad una confessione che godrà dei benefici del segreto. E’ chiaro che una sanzione così grave per una vittima innocente o per i familiari può essere usata come strumento di pressione per sottrarre il colpevole dalla giustizia civile.


LA CONFESSIONE
"Le Norme di cui stiamo parlando (i.e. Crimen Sollicitationis) si trovano all'interno di un ordinamento giuridico proprio, che ha un'autonomia garantita, e non solo nei Paesi concordatari. Non escludo che in particolari casi ci possa essere una forma di collaborazione, qualche scambio di informazioni, tra autorità ecclesiastiche e magistratura. Ma, a mio parere, non ha fondamento la pretesa che un vescovo, ad esempio, sia obbligato a rivolgersi alla magistratura civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il delitto di pedofilia. Naturalmente la società civile ha l'obbligo di difendere i propri cittadini. Ma deve rispettare anche il "segreto professionale" dei sacerdoti, come si rispetta il segreto professionale di ogni categoria, rispetto che non può essere ridotto al sigillo confessionale, che è inviolabile" (Cardinal Bertone, Segretario di Stato Vaticano e all’epoca Segretario della Congregazione per la dottrina della Fede – Intervista a 30 giorni - febbraio 2002).

Se tutto è confessione tutto è segreto, per la vittima, per il confessore e per il colpevole, quindi qualsiasi denuncia delle vittime davanti ad un prelato può essere considerata interna al segreto confessionale con l’assurda conseguenza che è la vittima ad essere colpevolizzata, in quanto penitente, e il colpevole ad essere occultato. Il segreto della confessione cui si appella la chiesa non può essere considerato in questo caso, come afferma il cardinale Bertone, paragonabile al segreto professionale ma una istigazione a delinquere, a coprire crimini contro l’umanità.


LA SEGRETEZZA
"Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al corrente nell'esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente pubblicate al termine e durante il procedimento" (Crimen Sollicitationis).

"Le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio." (Delictis Gravioribus).

"Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae" (Crimen Sollicitationis).

Confessioni segrete, ricatti “evangelici” dei preti a genitori mortificati, persuasi a non denunciare i fatti alle autorità civili, non basta. Il controllo della segretezza è totale, anche la sentenza resta segreta e chi viola il segreto rischia la scomunica. La segretezza totale non può quindi essere giustificata né dalla tutela delle vittime né da una forma di peloso garantismo nei confronti degli accusati. Siamo invece di fronte alla codificazione di una sistematica opera di insabbiamento di crimini, sia per quanto riguarda gli effetti penali e civili.

Nella "Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede riguardo alle accuse di abusi sessuali"
si legge "Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte" sono una chiara ammissione di colpevolezza per tutti i delitti pregressi. Le linee guida non bastano, quindi, a sanare le situazioni precedenti.


LA PENA
"Can. 1387 - Il sacerdote che, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione sacramentale, sollecita il penitente al peccato contro il sesto precetto del Decalogo, a seconda della gravità del delitto, sia punito con la sospensione, con divieti, privazioni e, nei casi più gravi, sia dimesso dallo stato clericale. "

Una pena insignificante per un crimine efferato scollegata da qualsiasi automatico rinvio alle autorità civili significa, sostanzialmente, impunità per i pedofili. Un altro elemento sconvolgente è che la norma non tratta il tema dei diritti delle vittime e dei loro familiari se non, per l’appunto, nei termini vessatori che obbligano alla segretezza e alla denuncia alle sole autorità ecclesiastiche.


I DIRITTI DEL FANCIULLO
Art. 34 – Convenzione Unicef sui diritti del Fanciullo
Gli Stati parti si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale. A tal fine, gli Stati adottano in particolare ogni adeguata misura a livello nazionale, bilaterale e multilaterale per impedire:
1. che dei fanciulli siano incitati o costretti a dedicarsi a una attività sessuale illegale;
2. che dei fanciulli siano sfruttati a fini di prostituzione o di altre pratiche sessuali illegali;
3. che dei fanciulli siano sfruttati ai fini della produzione di spettacoli o di materiale a carattere pornografico.
La legislazione del Vaticano come descritta viola palesemente il formulato espresso dalla convenzione, in quanto le misure adottate per impedire la violenza contro i minori sono blande, per non dire nulle.
C’è invece da valutare l’ipotesi che gli individui soggetti a violenza o organismi esponenziali come le associazioni delle vittime o associazioni per i diritti umani possano portare il Vaticano davanti alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo o davanti alla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità.


IL COMPLOTTO
"Il cardinale spagnolo Julían Erranz, presidente della Commissione Disciplinare della Curia Romana, spiega i motivi di questi attacchi col fatto che il Papa difende la vita e la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, in un mondo in cui lobby potenti vogliono imporre tutt’altro" (Radio Vaticana 6/4/2010).

"Dietro gli ingiusti attacchi al Papa ci sono visioni della famiglia e della vita contrarie al Vangelo. Ora contro la Chiesa viene brandita l'accusa della pedofilia. Prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio IX, poi l'offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l'ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l'Humanae vitae" (Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio ed ex segretario di Stato – Osservatore Romano 6/4/2010).

"Perfino l'arcivescovo "progressista" di New York, Timothy Dolan, è indignato contro il New York Times. Perché sbatte lo scandalo dei pedofili ogni giorno in prima pagina? Cosa c'è dietro? Forse, come sostengono senza troppe parafrasi alcuni ambienti cattolici, è all'opera la "lobby ebraica" newyorchese? "Ciò che accresce la nostra tristezza - dice Dolan - sono le insistenti insinuazioni contro il Santo Padre in persona. C'è una voglia frenetica di coinvolgerlo in persona". La teoria del complotto allude alla proprietà del New York Times: la famiglia Sulzberger figura tra le dinastie ebraiche della città, anche se il giornale non esita ad attaccare Israele" (Federico Rampini – La Repubblica, 30/3/10).

"…….Qualcosa che dà fastidio a un certo establishment Usa. Per esempio, la penetrazione dell'Opus Dei nell'economia e nella finanza americana, da sempre dominio esclusivo di tycoon legati alle logge massoniche e alla finanza ebraica" ( "La pedofilia è solo un pretesto" – Italia Oggi – 8/4/2010)

"Attaccano il Papa per arrivare a sue dimissioni. E' un attacco legato alla massoneria" (Roberto Calderoli – Ministro per la Semplificazione – Ansa – 11/4/10).

Ipotizzare che la questione della pedofilia in Vaticano sia solo interna alla Chiesa Cattolica e non riguardi l’antisemitismo e il razzismo, si scontra con la realtà. Infatti sta emergendo una linea di pensiero, portata avanti da altissimi prelati, che, con le mistificazioni di sempre e con i mezzi forniti dall’antisemitismo di sempre, è subito pronta a trovare il capro espiatorio nell’azione oscura delle potenti “lobby ebraiche” e “lobby massoniche” e degli omosessuali.

Il gioco sporco è stato scatenato da Padre Cantalamessa con la lettura della lettera, vera o falsa che sia, dell’amico ebreo proprio il giorno del “venerdì santo”, quello che per secoli è stato il giorno del “deicidio”, per usare l’antisemitismo ad uso e consumo di una chiesa carnefice che si vuole fare la vittima. Una provocazione insopportabile, probabilmente fatta a regola d’arte, per creare indignazione nel mondo ebraico e trascinarlo dentro la faccenda. Spiace solo registrare che, visto che non si poteva più tacere di fronte a un tale scempio, si sia scelto in Italia di parlare solo di un errore innocente.
Ormai è evidente che la visita del papa in Sinagoga non doverva aver luogo e, se non si fosse ancora compreso, la nuova strategia antisemita della Chiesa, ormai consolidata, è lanciare almeno una volta all’anno una provocazione, un’esca (PIO XII, Williamson, Mel Gibson, preghiera et pro perfidi Judaies, lobby ebraica) per creare l’irritazione più o meno articolata del mondo ebraico e poi scusarsi. Fare i penitenti, ma senza tornare indietro nelle proprie decisioni, significa reintrodurre nei cristiani quell’idea dell’ebreo potente da una parte ma sottomesso dall’altra, che ottiene scuse di circostanza ma non di sostanza. Una linea astuta e maliziosa nella quale è inclusa anche lo sterile e dannoso dialogo interreligioso che andrebbe finalmente sospeso e sostituito con un negoziato.


CONCLUSIONI
Nel Vaticano esiste un corpus di norme e provvedimenti che ha consentito e consente tutt’ora la copertura sistematica di criminali pericolosi e seriali ma non prevede la tutela per l’infanzia, soprattutto quella più debole ed emarginata.

Per la Chiesa Cattolica il diritto all’omertà sulle violenze ai minori è essenziale per evitare le pesanti conseguente penali e civili per i crimini perpetrati.

Il cristianesimo ha rapito bambini a scopo di conversione. Il caso del piccolo Edgardo Mortara non è lontano. Ha sottratto i bambini non cristiani dai propri genitori, ha fatto battesimi forzati, ha introdotto il “favor fidei”. La chiesa ha abusato fino ad oggi di donne orfane sfruttate e umiliate nella cattolicissima Irlanda nelle Case Magdalene.

Le scuse del Vaticano non mirano alla riparazione del danno. La calunnia di essere vittima di un complotto da parte di lobby massoniche, ebraiche di satana e omosessuali produce solo razzismo.

Ciò che sta emergendo è molto grave ed è grave che le autorità civili, genuflesse ai desiderata del Vaticano, inviino ispettori nelle procure. Lasciamo che i magistrati di pluridecennale esperienza indaghino sui crimini contro l’infanzia e denuncino la mancanza di collaborazione delle autorità ecclesiastiche nel perseguire i criminali pedofili.

Chiediamo che sia sospeso immediatamente:

­- il Concordato con la Chiesa Cattolica;

- qualsiasi erogazione o finanziamento alla chiesa cattolica, soprattutto per tutti i capitoli di spesa che riguardano l’educazione dell’infanzia come scuole, parrocchie, missioni;

- la confessione segreta praticata come sistema alternativo alla giustizia;

- la previa autorizzazione del Vaticano per gli insegnanti di religione.

Il caso della pedofilia nella Chiesa riguarda tutti gli stati dove il cristianesimo ha attecchito e, soprattutto, dove ha attecchito il Cattolicesimo.

Gli Stati:

- oltre a verificare la responsabilità oggettiva delle gerarchie del Vaticano per l’occultamento di violenze sessuali contro i minori e di perseguire penalmente e civilmente i responsabili dovrebbero costituire a breve un pool internazionale ad hoc composto da magistrati specializzati in delitti contro l’infanzia per il miglior coordinamento delle indagini e per l’identificazione dei responsabili;

­- dovrebbero favorire gli strumenti di difesa delle associazioni delle vittime e la loro possibilità di costituirsi parte civile nei processi anche attraverso l’organizzazione di Call Center che possano raccogliere denunce circostanziate in forma anonima;

­- tramite le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza devono dare mandato a un rapporteur indipendente per indagare sulla natura del fenomeno e quanto la sua dimensione internazionale possa configurare la fattispecie di crimine contro l’umanità.

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