data              1938, September 17

luogo           Roma

fonte            La Civiltà Cattolica , Roma, 17 settembre 1938, a. 89, vol. III, quad. 2118, pp. 558-563

                        /www.dsca.it/vaticano/indvat.htm

autore          -

Titolo          Cronaca Contemporanea II. Italia


 

CRONACA CONTEMPORANEA

II . Italia.

La Civiltà Cattolica  

Roma, 17 settembre 1938, a. 89, vol. III, quad. 2118, pp. 558-563

 

1. Provvedimenti sullo stato civile degli impiegati e sul personale femminile. - 2. La posizione degli Ebrei. - 3. La "Civiltà Cattolica" e la "Questione ebraica". - 4. Provvedimenti scolastici. - 5. Nuova sede del Ministero dell'Africa Italiana. -6. Corso di aggiornamento all'Università del S. Cuore.

1. Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 1 settembre, approvò due provvedimenti, che hanno connessione con la politica demografica. Il primo riguarda lo stato civile degli impiegati nelle pubbliche amministrazioni e stabilisce la condizione di coniugato quale requisito indispensabile per le promozioni ai gradi superiori delle singole categorie. "Col criterio limitativo del grado concorre anche quello dell'età; in maniera che, qualunque sia il grado ricoperto, non possono essere promossi ai gradi superiori i celibi che abbiano superato il 30 anno di età, se appartenenti al personale di concetto il 26 anno, se appartenenti al rimanente personale".
Col secondo provvedimento, nulla innovandosi circa la capacità giuridica della donna a coprire quegli impieghi pubblici dai quali non sia esclusa da speciali norme o da incompatibilità fisica e morale, si limita il numero delle donne, che possono venire ammesse negli impieghi pubblici e privati, nella percentuale massima del dieci per cento del numero complessivo dei posti. Tale restrizione non si applica agli impieghi riservati alle donne dalle disposizioni vigenti ed a quelli che saranno successivamente stabiliti con decreto, in quanto particolarmente adatti per le donne.

2. n Segretario del Partito aveva dichiarato, il 26 luglio, che la formulazione dottrinaria degli studiosi fascisti non era fine a se stessa, ma voleva determinare "un'ulteriore precisazione politica" . Infatti, nel Consiglio dei Ministri del 1 settembre, si provvide "a regolare la posizione degli stranieri di razza ebraica", vietando a tutti, d'ora in poi, "di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia o nei possedimenti dell'Egeo", revocate le concessioni di cittadinanza italiana fatte ad ebrei posteriormente al 1 gennaio 1919.
Tutti, adunque, "gli stranieri di razza ebraica, che alla data di pubblicazione del presente decreto-legge si trovino nel Regno, in Libia o nei possedimenti dell'Egeo, o che vi abbiano iniziato il soggiorno posteriormente al 1 gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei possedimenti dell'Egeo entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto, saranno espulsi dal Regno a norma dell'art. 150 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza, previa l'applicazione delle pene stabilite dalla legge".
Un colpo non meno vigoroso venne inflitto agli Ebrei dal Consiglio dei Ministri, nella tornata del 2 settembre, con il seguente "Decreto-legge per la difesa della razza nella scuola fascista":
Art. 1. -- All'ufficio di insegnante delle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e delle scuole non governative ai cui studi sia riconosciuto effetto legale non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente Decreto, né potranno essere ammesse all'assistentato universitario, né al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.
Art. 2. -- Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.
Art. 3. -- A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica, che appartengono ai ruoli per le scuole di cui al precedente articolo 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i Presidi e Direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari.
Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera docenza.
Art. 4. -- I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette Istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.
Art. 5. -- In deroga al precedente articolo 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica già iscritti ad istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici .
In ambedue i citati provvedimenti si dichiara che agli effetti del presente decreto-legge e considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica .

3. Anche a proposito dell'odierna lotta contro gli Ebrei, sulla stampa quotidiana venne citata a titolo d'onore la "Civiltà Cattolica", massime per i tre articoli pubblicati nel 1890, Serie XIV, vol. 8 : Della questione giudaica in Europa: Le cause (p. 5), Gli effetti (p. 385), I rimedi (p. 641). Per verità dobbiamo notare che a quella vigorosa campagna, ispirata dallo spettacolo dell'invasione e prepotenza giudaica, non si potrebbe riconoscere il merito di aver "saputo impostare fascisticamente il problema della razza " avanti lettera, come vorrebbe "Il Regime Fascista" (28 agosto). Infatti, l'Autore di quegli articoli, il P. Raffaele Ballerini, pur ammettendo che "l'avversione della stirpe si aggiunge, a costituire uno dei capi della questione, in quel modo che un altro è costituito dal codice religioso del talmud ", affermava testualmente: "La questione giudaica dei nostri tempi non differisce gran cosa da quella che tratto tratto commosse i popoli cristiani nel medioevo. Stoltamente si vuol far credere che nasca da odio di religione o di stirpe. Il mosaismo in sé non potrebbe essere argomento di odio pei cristiani, giacché, sino alla venuta di Cristo, esso fu l'unica vera religione, figura e preparazione del cristianesimo, che secondo l'ordinamento di Dio gli succedette. Se non che il giudaismo da secoli ha voltate le spalle alla legge mosaica, surrogandovi il talmud, quinta essenza di quel fariseismo, che in tante guise venne fulminato dalla riprovazione di Cristo, Messia e Redentore. E benché il talmudismo entri per molto nella questione giudaica, non può perciò dirsi che le dia forma propriamente religiosa, stanteché nel talmudismo le nazioni cristiane detestano, non tanto la parte teologica, ridotta quasi a nulla, quanto la morale, che contraddice ai più elementari principi dell'etica naturale. Né pure la questione origina da aborrimento di stirpe, come l'aggettivo improprio di semitica, che le si dà, parrebbe denotarlo. Primieramente la famiglia israelitica non è la sola nel mondo, che provenga dal sangue nobilissimo di Sem; né si vede ragione per la quale gli ariani, derivati da Jafet, dovessero nutrire un odio ereditario contro i generati da Sem, nei cui tabernacoli anzi, giusta la solenne profezia di Noè, essi erano predestinati ad abitare con fraterna concordia". Quindi si spiega come una lotta, unicamente ispirata dalla legittima difesa del popolo cristiano contro "una nazione straniera nelle nazioni in cui dimora e nemica giurata del loro benessere", suggerisse provvedimenti intesi a rendere tal gente inoffensiva; e insieme, come ottenuto lo scopo, massime quando si avevano sincere conversioni al cristianesimo, la Chiesa stringesse maternamente al seno come figli, quanto rinunziando alla ostinazione giudaica, intendevano far parte della famiglia cristiana.
A questo rilievo d'indole generale ne dobbiamo aggiungere un altro, concernente i compendi che dei citati articoli comparvero sulla stampa. La compendiosità è andata, in più di un caso, a scapito dell'esattezza, apparendovi come giudizio della "Civiltà Cattolica" quello che la "Civiltà Cattolica" citava come giudizio altrui, magari opponendovi eccezioni o mitigandone l'asprezza delle conclusioni, e, in generale non dimenticando mai le leggi della carità cristiana e distinguendo fra colpevoli e innocenti. Quindi, chi consideri e le circostanze di tempo in cui furono stesi quegli articoli e il complesso degli argomenti ivi esposti, dovrà convenire con quanto notava l'"Osservatore Romano" (7 settembre): che cioè quegli scritti, mentre restano in tutt'altro piano, hanno tutt'altro significato: non contraddicono affatto agli sforzi della Chiesa perché tutta l'umanità riposi, alfine, nella fraternità e nella pace religiosa, cui corrispondono perfettamente e la difesa della verità contro tutti e l'appello della carità per tutti . Ma su questo argomento, occorrendo, torneremo a parlare.

4. Anche la scuola fu oggetto di provvedimenti nelle due tornate del Consiglio dei Ministri. Anzitutto, per coordinare sotto un unico organismo l'assistenza agli alunni, viene soppresso l'Ente della Mutualità Scolastica, devolvendone le attribuzioni di natura igienico-sanitaria e assistenziale alla Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.). Con questo, oltre all'unità di indirizzo nell'assistenza dei giovani, si ottiene un più razionale uso dei mezzi, evitando anche duplicazioni di contributi, e si assicurerà ai giovani una tutela più pronta ed efficace, disponendo la G.I.L. di organismi ben attrezzati a questo scopo.
Con la costituzione della Gioventù Italiana del Littorio alle dirette dipendenze del Partito, si dovette provvedere alle istituzioni scolastiche già dipendenti dalla soppressa Opera Nazionale Balilla. Orbene, con decreto-legge si provvede alla sistemazione delle Accademie di Roma e di Orvieto, le quali hanno grado di istituti di istruzione superiore. Queste Accademie, alle dirette dipendenze del Segretario del Partito, rilasceranno un diploma di abilitazione all'insegnamento dell'educazione fisica. Parimenti, stante il progressivo sviluppo dell'Accademia di Musica della G.I.L. al Foro Mussolini, le scuole ivi esistenti sono state pareggiate ai Regi Conservatori di musica. Inoltre, nell'Accademia stessa viene istituita una scuola di canto corale, per dar modo agli alunni, che ne hanno attitudine, di conseguire il titolo di Maestro di canto corale della G.I.L. e dell'Opera Nazionale del Dopolavoro.
Altri provvedimenti riguardano: l'istituzione di un Consiglio nazionale dell'educazione delle scienze e delle arti, ripartito in sei sezioni e destinato ad essere il maggior organo consultivo per quanto si riferisce alle questioni di cultura ed arte; l'istituzione del Consiglio provinciale dell'educazione, quale organo consultivo del Provveditore agli Studi, e di un Consiglio di disciplina per gli insegnanti elementari; l'insegnamento della lingua araba nelle scuole medie.

5. La mattina del 31 agosto, il Capo del Governo, dopo la rituale benedizione impartita da S. E. mons. Bartolomasi, Ordinario Militare, collocò la prima pietra della nuova sede del Ministero dell'Africa Italiana. L'edificio, che sarà inaugurato il 9 maggio 1941, quinto anniversario della fondazione dell'Impero, sorgerà nell'area angolare adiacente alle Terme di Diocleziano, presso l'obelisco di Axum, alla confluenza del Viale Africa con la Via Imperiale e in posizione panoramica rispetto a quel grandioso complesso monumentale ch'è formato dalle Vie dei Trionfi e dell'Impero e dai solenni vestigia di Roma antica. La costruzione occuperà 10.900 metri quadrati; l'altezza fuori terra sarà di 36 metri; i piani, otto in tutto: uno seminterrato, uno terreno, uno rialzato e cinque sopraelevati; gli ambienti 1131, oltre 20 saloni.

6. Dal 22 al 27 agosto, con la partecipazione di numerosi iscritti, venuti da tutte le regioni d'Italia, si tenne un "Corso estivo di aggiornamento" per studiare "L'ora attuale del Cattolicesimo". Inaugurando il corso, il P. Gemelli ricordò che il Santo Padre, nell'udienza concessagli il giorno prima, gli aveva confermato la sua augusta predilezione per l'Ateneo cattolico, e diede lettura di un prezioso messaggio nel quale Sua Santità, compiacendosi dell'iniziativa dell'Università Cattolica, diceva: "Opera di carità del più alto valore è cotesto richiamo alla dottrina cattolica. Meditarla, conoscerla, insegnarla, applicarla alle contingenze della vita odierna, custodirla con interiore silenzio e alto proclamarla di fronte al distratto e scettico e infatuato mondo moderno, ecco il compito degno di un Ateneo Cattolico".
A questi intendimenti corrispose l'opera dei maestri e l'attenta partecipazione degli scolari. E perché il Corso, come tutta la vita dell'Ateneo cattolico, venisse informato a quegli intendimenti di vita soprannaturale, che sono i soli atti ad assicurare ad ogni intrapresa esito felice, i convenuti iniziarono, in ciascun giorno, i lavori con una meditazione loro proposta dal P. Gemelli, che richiamò gli uditori alla necessità ed ai doveri dell'apostolato.
Al corso parteciparono le LL. EE. Mons. Grassi, Vescovo di Alba, Mons. Colli, Vescovo di Parma, Mons. Cazzani, Vescovo di Cremona, che tenne anche l'orazione, commemorativa del centenario di S. Carlo, ed altri illustri rappresentanti del Clero e del laicato cattolico.