Ilmassacro di Kiscinev e il problema ebraico 1
KARLKAUTSKY
Laredazione del «Przeglad Socyaldemocraticzny» (organo della socialdemocraziadella Polonia russa e della Lituania) mi invita a esprimere il mio pensierosull'eccidio di Kiscinev. Non è facile dare alla domanda unarisposta che non sia ovvia che superi la naturale ripugnanza di fronte allapaurosa brutalità. È arduo riflettere a posteriori, con tranquillità e afreddo, su avvenimenti la cui semplice notizia ci gela il sangue nelle vene eriaccende in pari tempo il nostroodio più fiero contro i responsabili. Ma è anche difficile per un non russointendere le caratteristiche dell' ebraismo e dell'antisemitismo in Russia.
Giàl'antisemitismo nell'Europa occidentale è fenomeno assai complesso. Gli stessiantisemiti, allorché riflettono (il che capita ben di rado) sui loro atti,restano sul terreno delle teorie razziali nel loro odio contro gli ebreiscorgono una legge di natura. La razza ebraica, essi sostengono, ha avuto dallanatura determinate caratteristiche le quali costringono i non ebrei a odiarli ea perseguitarli. Ancor più mistica tuttavia è la concezione del filosemitismoliberale, che nell'odio verso gli ebrei vede solo il prodotto della folliapopolare.
Questetesi si diffondono sempre maggiormente contro quella socialista, che riconoscenell'attuale movimento antisemiticoun settore della lotta di classe,un prodotto della disperata battaglia deipopoli oppressi. Il lavoro manuale in declino si batte contro la grande industria e il medio commercio; il piccolo commerciante contro i grossisti; il contadino schiacciato dai debiti contro strozzinie mercanti, soprattutto trafficanti in bestiame e granaglie. Il
Questaspiegazione dell'attuale antisemitismo nell'Europa occidentale dovrebbe essereesatta; ma non può soddisfarci pienamente perché ora sorge l'interrogativosulle ragioni che fanno apparire proprio gli ebrei come gli eletti detentori deldenaro, del commercio e dell'intelligenza. Abbiamo veramente a che fare con unacaratteristica dell'ebraismo? Deriva davvero dalle sue proprietà razziali?
Talecaratteristica non è un'astrazione ma una realtà; se però derivi dalleproprietà della razza ebraica, si potrà stabilirlo soltanto dopo che si saràprecisato con sicurezza che cosa sia effettivamente una razza. Noi però nonabbiamo bisogno di tale concetto, che non offre risposte certe ma fa sorgeresoltanto nuovi interrogativi; basterà percorrere la storia dell'ebraismo perveder chiaro nelle ragioni primarie del suo carattere.
Noitroviamo gli ebrei in Palestina, possessori di un territorio montuoso che da uncerto momento in poi non riesce più ad assicurare ai suoi abitanti un livellodi vita pari a quello dei popoli vicini.
Unagente in tali condizioni si dà al saccheggio o alla emigrazione. Gli scozzesi,per esempio, scelsero inizialmente la prima via, poi la seconda. Anche gliebrei, dopo vari scontri con le genti vicine, optarono per quest'ultima. Ma unpaese montagnoso con le sue vallate chiuse non produce una popolazione che siadegui facilmente a una terra straniera, che all'estero rinunci ai propri usi ecostumi, che vi si senta a suo agio e non agogni a tornare a casa. I suoiemigranti non vanno all'estero per rimanervi, ma per fare più denaro possibilee poi rimpatriare. Non ci vanno come agricoltori stabili o fondatori di città,ma da soldati di ventura, come nell'antichità gli arcadi, nel Medioevo glisvizzeri, oggi in Turchia gli albanesi; oppure da mercanti, come appunto gliebrei, più tardi gli scozzesi, oggi gli armeni. Noi vediamo che lo stessoambiente sviluppa tra popoli di razze molto diverse le medesime caratteristiche.
Ma a queste caratteristiche, che gli ebrei avevano in comune con altri popoli montanari, si è andatoaggiungendo nel corso dello sviluppo storico un destino, che nessun'altra stirpeha condiviso: la loro estinzione sul terreno della madrepatria. L'ebraismo fudisperso nella sua terra d'origine e continuò a vivere unicamente all'esteronelle sue numerose colonie di emigrati.
Cosìgli ebrei cessarono d'essere una nazione, in quanto una nazione è impensabilesenza un territorio. Diventarono una stirpe unica nel suo genere, praticamentela sola (se si eccettuano piccoli gruppisenza importanza storica, come gli zingari) vivente da straniera fra stranieri,con viva nostalgia della patria ma senza patria; dappertutto estranea e quindiindifesa, spesso tollerata, spesso sospettata, priva di un rifugio con dirittipropri, in cui trovare pace equiete. Infine, diventarono anche l'unica stirpe che non possedeva assolutamentecontadini nelle sue file, che vive da circa duemila anni esclusivamente nellecittà; e là dove si è spinta sporadicamente nelle campagne, vi si mantienepraticando mestieri cittadini.
Enessuna meraviglia anche, se strati sociali spiritualmente circoscritti (tra iquali una buona parte dell'intellettualità che studia per necessità, non pervolontà propria), sentendosi oppressi dal capitale o dalla saturazione delleloro specifiche professioni, scorgono negli ebrei non soltanto unapersonificazione delle cause di tale oppressione, ma la piena e unicamanifestazione oppressiva.
Perla Russia, comunque, questa spiegazione dell'antisemitismo mi sembrainsufficiente. Per esempio, non esiste colà una superproduzione intellettuale;c'è sottoproduzione, piuttosto. A ciò deve tra l'altro ascriversi il fatto chein Russia la donna che studia è salutata festosamente come una soccorritrice,non — come in Germania — ostacolata quale concorrente dai signoridell'intelligenza. Nell'Europa occidentale gli stessi circoli intellettuali chesi oppongono ostilmente all'ebraismo sono gli avversari più ottusi dellacultura femminile.
Tuttavia,in Russia l'ebraismo non comprende solamente o a preferenza capitalisti eintellettuali, come nell'Europa occidentale, ma in maggioranza tutte le altreclassi urbane, artigiani e proletari, e tra questi i poveri più poveri. Cosapoteva scatenare la collera popolare contro costoro?
Perchiarire l'antisemitismo russo è assolutamente necessario avere sott'occhio nonsoltanto le proprietà tipiche dell'ebraismo ma anche la particolare situazionedel popolo russo.
Gliindividui che vivono in rapporti tradizionali primitivi, esclusi dal resto delmondo, considerano se stessi la misura di tutta l'umanità. Il loro ambiente, illoro pensiero, perfino i loro mezzi di comprensione, la loro lingua appaionoloro naturali; tutto quanto esorbita da ciò, appare contro natura, darespingere. Uomini simili dimostrano facilmente verso gli stranieri diffidenza eaddirittura inimicizia anche se non sussiste tra loro alcuna opposizioned'interessi. Gli stranieri vengono ritenuti privi d'ogni sensibilità umana enei loro confronti non ci si stupisce di crudeltà che sarebbero consideratenefande se compiute da membri della propria razza.
Ciòriguarda almeno gli stranieri con i quali ci si incontra casualmente, e che sene vanno così presto come sono venuti. Come fenomeno abnorme, essi suscitano piùcuriosità che avversione.
Ciòvale nell'Europa orientale per gli ebrei, ma possiamo osservare lo stessofenomeno altrove, dove diversi ceppi umani abitano la stessa terra. Così, adesempio, una gran parte dei contrasti nazionalistici in Austria e in Turchiadipendono dall'istintivo rancore degli indigeni contro il vicino diverso daloro. Analogamente è per l'odio contro i negri negli Stati Uniti, che nellezone meridionali dell'Unione assume spesso forme paragonabili a quelle dellepersecuzioni antiebraiche in Russia.
Comesuperare questa ostilità? Nel modo più radicale: le minoranze recanticaratteristiche straniere cessino di essere straniere, si mescolino con il restodella popolazione. Questa è la sola definitiva soluzione possibile dellaquestione ebraica, e tutto ciò che può portare alla fine dell'isolamentoebraico va sostenuto.
Ma la singolarità dell'ebraismo è il risultato di uno sviluppomillenario; l'ebraismo non è assimilabile di punto in bianco nel resto dellapopolazione. Comunque, finché questo evento non si produce, c'è solo un mezzoper contrastare l'avversione al carattere ebraico: l'educazione delle massepopolari.Questa educazione, però, non va intesa nel senso di diffondere tra le masse unosdegno morale contro l'antisemitismo « onta del secolo » e via dicendo. Lasensibilità degli uomini resta del tutto inerte di fronte alle frasi fatte ealle esortazioni. Essa appare suscettibile di trasformazioni solo quandopadroneggia il proprio significato vitale e non è costretta dallecaratteristiche innate sempre negli stessi binari. Chi vuole mutare la vitasensibile dell'uomo, deve offrirle un nuovo significato. Anche l'odio per gliebrei, là dove è profondamente radicato nella sensibilità popolare, puòvenir sconfitto solo attraverso l'educazione, se questa reca alla vita popolarenuovi significati.
Senessuna profonda opposizione di classe separa l'indigeno dal vicino straniero,scompare con facilità la sua intolleranza contro di lui, non appena il suo orizzonte si allarga, non appena sorgonoesigenze e prospettive che prima gli erano estranee, non appena smette diconsiderare lo strano come naturale, non appena comincia a capire che tutto ciòè un ostacolo alla sua ascesa. In una parola, non appena dall'uomo primitivo,irriflessivo nelle più strane forme, nasce un rivoluzionario consapevole. Ilpensiero rivoluzionario rende tolleranti verso gli stranieri, che non sononemici, e solo una chiarificazione capace di istillare il pensierorivoluzionario nella massa popolare è in grado di eliminare in essal'antisemitismo, fin dove questo esprime semplicemente l'avversione istintiva,l'antica preclusione contro il vicino diverso.
Conla soluzione del problema ebraico il pensiero rivoluzionario delle massepopolari è il miglior antidoto all'antisemitismo. Da lungo tempo in Europa siè dimostrata senza pregiudizi, e perfino piena di simpatia per gli ebrei, ogniclasse dalla sensibilità rivoluzionaria, che abbia superato le discriminazioni.
Anchei più profondi e audaci pensatori dell'ebraismo hanno di conseguenza fattoproprio il pensiero rivoluzionario del loro tempo; ma ciò non poteva riuscirloro senza emancipazione dall'ebraismo tradizionale e senza attestarsi sulterreno del generale sviluppo culturale d'Europa.
Lastretta interdipendenza tra sensibilità rivoluzionaria ed esigenze della spintaper l'emancipazione ebraica non è però sfuggita al governo russo (né ad altrigoverni). Esso odia e perseguita quindi l'ebraismo quanto i moti rivoluzionari efa ciò che sta in suo potere per diffondere e accrescere nella popolazionel'odio per gli ebrei. E non lo potenzia solo tenendo lontane le masse popolarida qualsiasi forma educativa, che potrebbe dare alla loro vita nuovisignificati; ostacola anche qualsiasi avvicinamento tra popolazione ebraica enon ebraica, impedisce la loro mescolanza e in pratica convince le masse chel'ebreo vive al di fuori d'ogni comunità, senza diritti e senza leggi.
Sele masse popolari soffrono, se si disperano, se la loro disperazione esplode insfoghi selvaggi, tutto ciò viene indirizzato dai servi dello zar versol'ebraismo. Gli ebrei sono utilizzati come parafulmini nei temporali che siaddensano sul capo dell'autocrazia. La violenza, il saccheggio e l'uccisionedegli ebrei è l'unico moto popolare consentito nell'impero russo.
Quandol'anno scorso il conte Schuvalov, governatore della città di Odessa, appreseche per la prima volta si progettava una dimostrazione, convocò presso di sédei lavoratori ebrei e minacciò di rispondere alla manifestazione con disordinipopolari contro gli ebrei stessi.
Quest'anno,la carneficina degli ebrei a Kiscinev ha avuto luogo proprio in tempo perdisturbare la festa del Primo Maggio. A Kiev i nostri compagni hanno anchedichiarato esplicitamente in un manifesto di dissociarsi da una troppo repentinaunanimità popolare in occasione della dimostrazione del Primo Maggio, e hannoinvitato i lavoratori a difendere gli ebrei in caso di eventuali sollevazionicontro costoro.
Anchea Kiscinev i lavoratori hanno tentato di proteggere gli ebrei. Sono statidispersi dalla forza armata, la stessa che aveva assistito tranquillamente aidelitti e alle rapine. Ed erano stati i poliziotti a guidare i saccheggiatori.
InRussia gli ebrei hanno oggi un solo vero amico: il movimento rivoluzionario.Esso solo opera attivamente contro l'antisemitismo, mentre educa le massepopolari ai loro reali interessi e indica loro dove cercare i veri nemici; tantopiù efficacemente in quanto abbatte le loro barriere, li arricchisce con nuoveesigenze e prospettive, comuni queste a tutti gli uomini di culturaprogressista, ebrei o meno; e riunisce infine in un'unica lotta di classe, pergli stessi obiettivi, lavoratori ebrei e non ebrei.
Ilmovimento sionistico invece può solo rinforzare nelle masse la sensibilitàantisemitica, perché ribadisce il distacco dell'ebraismo dal resto dellapopolazione e lo designa, ancora più che in passato, come stirpe straniera chesecondo i suoi intendimenti non ha nulla da cercare sul suolo russo.Involontariamente, il sionismo fa in tal modo gli interessi dello zarismo, dalquale pertanto è stato finora tollerato. Certo che ora gran parte dei sionististanno guarendo dalle speranze che riponevano nello zar2.
Nonc'è dubbio che l'autocrazia russa sia la maggior responsabile dei delittuosifatti di Kiscinev; indirettamente per l'ignoranza, il distacco dal resto delmondo e da tutte le idee nuove, in cui mantiene deliberatamente le massepopolari; direttamente con gli strumenti atti a provocare queste masse. Ma visono anche altri colpevoli in questa atrocità. Lo zarismo sarebbe crollato daun pezzo sotto il peso delle proprie crudeltà se non avesse trovato semprenuovi appoggi morali e finanziari nell'Europa occidentale. I governi europeidelle nazioni più culturalmente avanzate hanno difeso il sistema che generasimili vergognosi misfatti. La Repubblica Francese gli è alleata; il «compagno» Millerand3 gli ha fatto il baciamano; la grande stampaeuropea non si è mostrata meno condiscendente verso lo zarismo, e con l'aiutodi governi e stampa, l'alta
Questastampa e questa finanza, sulla cui ebraizzazione l'antisemitismo strilla cosìforte, sapevano perfettamente chi proteggevano. Lo zarismo non ha fatto segretodel suo odio per gli ebrei e lo ha manifestato fin troppo spesso in persecuzionilegali e illegali. Se malgrado ciò essi continuano a cacciare miliardi in tascaallo zarismo, dimostrano ben chiaro che il capitale e i suoi manutengoli se neinfischiano dell'umanità intera dove si intravede un profitto; ma dimostranoaltresì quanto poco significhi l'unità di razza, quanto poco gli ebrei diRussia abbiano da aspettarsi dal capitale europeo d'occidente. Essi non devonolasciarsi ingannare dalle lamentazioni che ora intona la stampa capitalista. Ilcapitale europeo continuerà ad appoggiare lo zarismo, come appoggia il regimeromeno4. Dell'infamia di Kiscinev è compartecipe la mancanza discrupoli del capitale internazionale, ebraico e cristiano, e dei suoi strumenti.La solidarietà ebraica, la solidarietà degli ebrei di tutte le classi, èdiventata parola vuota non appena si è trattato di qualcosa di più che non didue soldi d’elemosina; non appena si è trattato di fronteggiare insieme unpotente avversario. Vera e certa è tuttavia la solidarietà dei proletari ditutte le lingue e di tutte le razze. Nella lotta di classe del proletariatosocialista sparisce la tanto radicata opposizione tra bianco e negro in America,sparisce quella tanto radicata in Europa tra ebrei e <ariani>.
Soloin questa solidarietà il proletariato ebreo trova la forza di difendersi dalsuo oppressore. Quanto più forte è il movimento socialista, tanto più sicurosarà l’intero ebraismo che la collera irrazionale delle masse popolaridisperate non si sfoghi più sul ghetto anziché volgersi contro lo zarismo,baluardo di tutte le barbarie.
Sela solidarietà tra proletari ebrei e non ebrei diverrà in Russia ancora piùstretta di quanto non lo sia stata finora; se questo sarà il frutto del sanguedi Kiscinev, almeno quelle povere vittime non saranno morte invano.
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1 Questo articolo venne pubblicato nella “Die Neue Zeit”, XXI(1902-1903), pagg. 303-309, con il titolo “Das Massaker von Kischeneff und dieJudenfrage”.
2Kautsky si riferisce alle trattative condotte da esponenti sionisti, inparticolare da Herzl, con i feroci antisemiti che detenevano i posti chiave nelgoverno zarista (Plehve, ministro degli interni dello zar e organizzatore dipogrom; Witte, ministro delle finanze dello zar; Simonyi). A Herzl, cheintercedeva presso di lui a favore degli ebrei dell'impero zarista, Witterispose che, dal momento che non si potevano annegare tutti gli ebrei nel marNero, si sarebbe impegnato a farli emigrare dalla Russia incoraggiandoli conenergiche pedate. Nel 1903, Plehve promise ai sionisti « un appoggio morale emateriale il giorno in cui determinate sue [del sionismo] misure pratichefossero servite a far diminuire la popolazione ebraica in Russia ». Il 4 marzo1896, Herzl scriveva: « Ora il mio più ardente partigiano è l'antisemita diPresburgo Ivan v. Simonyi ». Cfr. MAXIME ROBINSON, « Israel, fait colonial? »,cit., pag. 34.
3Alexandre Millerand (1859-1943), avvocato, pubblicista e uomo politicofrancese dapprima socialista, fu l'iniziatore, nel 1898, nel Partito socialistafrancese, del riformismo che sosteneva la collaborazione dei socialisti con laborghesia. Fu il primo socialistache uscì dal partito per entrare in un governo borghese. Millerandismo fuchiamato l'opportunismo di quanti seguirono, in Francia e altrove, il suoesempio. Su posizioni sempre più reazionarie e antipopolari fu un accesosostenitore dell’ intervento delle potenze dell'Intesa contro la giovanerepubblica sovietica. Nel 1920 venne eletto presidente della RepubblicaFrancese.
4Con la Russia zarista, la Romania fu il paese nel quale, durante tuttoil XIX secolo, la condizione degli ebrei fu più drammatica. Privati di tutti idiritti — per legge erano considerati « stranieri » — gli ebrei, che apartire dal XVI secolo si erano impiantati numerosi nel paese allora controllatodai turchi, furono completamente eliminati dalla vita economica e sottoposti ditempo in tempo a espulsioni, persecuzioni, massacri. Particolarmenteagghiacciante il dramma di Galatz del luglio 1867. Un gruppo di ebrei venneroespulsi dalla Romania e caricati sopra un battello per essere deportati,attraverso il Danubio, in Turchia. Respinti dai doganieri turchi, gli ebrei diGalatz vennero affogati nel Danubio per non essere ricondotti in Romania.