Socialdemocrazia e antisemitismo1
AUGUST BEBEL
Compagni! Quando la direzione del partito pose all'ordine del giorno del Congresso, allora in preparazione, il tema « Anti semitismo e socialdemocrazia », fu proprio la stampa antisemita a prenderne atto con soddisfazione. Essa approfittò della circostanza per sostenere che proprio il fatto che anche il Partito socialdemocratico si occupasse ufficialmente di questo argomento in un suo Congresso, stava a dimostrare il peso assunto in Germania dal partito e dal movimento antisemita.
In effetti, è stato necessario che il movimento antisemita assumesse in Germania un certo rilievo perché il Partito socialdemocratico si decidesse a prendere posizione di fronte ad esso. Se però i signori antisemiti credono di poter dimostrare a priori, sol tanto perché abbiamo preso in considerazione questo problema, che esista da parte nostra un particolare interesse nei confronti del loro movimento, allora, e spero che il dibattito odierno confermerà quanto sto per dire, hanno preso un grosso abbaglio. Ponendo all'ordine del giorno questa questione abbiamo semplicemente fatto il nostro dovere, in quanto Partito socialdemocratico che non può ignorare nessun fenomeno nuovo che si manifesti in campo politico-sociale ed economico e che raggiunga una certa importanza nella vita del paese. Nessun partito si è mai sforzato, come quello socialdemocratico, di tenere gli occhi aperti su tutto ciò che di nuovo si manifesta alla luce del sole; anzi, esso ha sempre considerato, e considererà ancora per il futuro, suo preciso compito e dovere quello di giudicare e valutare con una critica puntuale tutti i fenomeni che assumono una certa importanza di fronte all'opinione pubblica.
Se ora il partito si occupa della questione « Antisemitismo e socialdemocrazia », ciò è dovuto anche a una ragione particolare. Ma è necessario dare prima un breve chiarimento. Poco fa ho parlato dell'antisemitismo come di un fenomeno comparso di recente. Ciò è vero e falso nello stesso tempo. Se con il termine di antisemitismo intendiamo quei movimenti di pensiero ostili agli ebrei, il cui fine auspicato sarebbe stato l'eliminazione fisica degli ebrei, o almeno la loro espulsione dal paese o la soppressione della loro esistenza sociale, allora l'antisemitismo esiste ormai da più di un millennio e mezzo. Ma ciò che vogliamo indicare oggi con il termine di antisemitismo, costituisce effettivamente un fenomeno nuovo, almeno per il fatto che per la prima volta una serie di tendenze e di movimenti di pensiero ostili all'ebraismo, si sono incorporati in quanto tali in un preciso partito politico, che partecipa alla vita pubblica e che, per questo, deve essere preso in considerazione da tutte le altre forze politiche. A ciò bisogna aggiungere, e in
questo sta la ragione particolare, che a proposito di questo argomento esiste una certa mancanza di chiarezza anche all'interno delle nostre file. Alcuni giorni or sono, in una riunione di partito che si svolgeva a Berlino, e in cui dovevo fare una relazione sull'ordine del giorno di questo congresso, ho cercato di attirare l'attenzione degli ascoltatori su questo punto, e ho fatto alcuni commenti sull'argomento. Nel corso del dibattito che è seguito — mi trovavo nel VI distretto elettorale di Berlino — un compagno è intervenuto per protestare contro il peso eccessivo attribuito all'antisemitismo, mentre in pratica esso non era altro che il prodotto di una campagna propagandistica. Gli applausi che questo intervento raccolse da una parte dell'assemblea, che era molto numerosa, mi
confermarono nell'opinione che una parte non trascurabile dei compagni non ha affatto chiari i termini di questo problema, e che quindi "sarebbe bastata questa sola ragione per giustificare il dibattito ufficiale cui diamo inizio nella seduta odierna. Se l'antisemitismo
non fosse altro che il prodotto di una campagna propagandistica, se fosse soltanto un fenomeno conseguente all'attività di alcuni agitatori, non dovremmo occuparcene in questa sede. (Segni di consenso)2; e in questo caso sarebbe anche stato impensabile il
sorgere di un movimento come quello che ci troviamo attualmente di fronte. (Giustissimo!). Chi cerca di avere ragione dell'antisemitismo servendosi di giudizi così superficiali si pone esattamente allo stesso livello dei nostri avversari, che per decenni hanno creduto di poterci eliminare usando mezzi analoghi. (Giustissimo!). Anche allora si diceva: il Partito socialdemocratico non è altro che il prodotto dell'attività agitatoria di poche persone; basterebbe impedire a pochi individui di parlare per vedere scomparire l'intero partito. Per troppo tempo i nostri avversari hanno sostenuto che il Partito socialdemocratico costituiva una formazione priva di avvenire, o, meglio, come era stato detto molto in alto « un fenomeno del tutto transitorio »; ma alla fine, vedendo aumentare il numero dei nostri seguaci e crescere il peso del partito, i nostri avversari, ammaestrati anche da altre esperienze, hanno dovuto ammettere che la loro valutazione era del tutto priva di fondamento. E in pratica, compagni, qualsiasi movimento di pensiero che cominci ad avere un'eco più estesa tra le masse, anche se inizialmente propagandato soltanto da pochi agitatori, non ci deve trovare indifferenti, come di fronte a qualcosa privo di importanza reale. Da un punto di vista oggettivo ci dev'essere del tutto indifferente se le tendenze che acquistano peso nella società ci piacciano o meno; il nostro compito è in ogni caso di indagarne le origini, e di cercare le cause che ne hanno provocato la nascita e lo sviluppo. Una volta che abbiamo risolto questo problema, e che abbiamo riconosciuto che i fenomeni di cui ci siamo occupati devono essere combattuti, dovremo occuparci dei mezzi più adatti a questo scopo. A proposito di quest'ultimo argomento, è bene precisare che il nostro atteggiamento nei confronti del movimento antisemita è diverso da quello che si riferisce propriamente al movimento cui apparteniamo. Possiamo infatti stabilire fin da ora, senza alcun timore, che, una volta che ne siano state rimosse le cause originarie, il movimento antisemita potrà e dovrà sparire senza lasciare alcuna traccia di sé. Ma le cause che stanno alla sua base non verranno eliminate con l'antisemitismo, bensì con il socialismo, che solo è in grado di eliminare dalla faccia della terra quelle disfunzioni sociali che hanno determinato il movimento antisemita. (Giustissimo!).
Ho già ricordato che l'antisemitismo, inteso come odio verso gli ebrei, come ostilità contro gli ebrei, costituisce un fenomeno che ha radici molto antiche nella storia. Dal momento in cui l'antico regno giudaico venne annientato, Gerusalemme distrutta e la popolazione, che contava solo pochi milioni di persone, dispersa e costretta in parte all'emigrazione; dal momento cioè in cui gli ebrei si sono diffusi in tutto il mondo conosciuto dell'antichità,
da allora ha cominciato a manifestarsi anche una certa tendenza antisemita. Già negli Annali di Tacito troviamo, da parte dell'autore romano, diverse espressioni estremamente ostili nei confronti degli ebrei. E se da allora fino ai giorni nostri, nella storia sono
sempre comparse, a brevi intervalli, le stesse tendenze antisemite, ciò deve essere causato da ragioni più profonde, sulle quali non si può semplicemente sorvolare.
Quando vivevano nella loro terra d'origine, e fino al momento della loro scomparsa in quanto popolazione autonoma, gli ebrei erano un popolo di contadini e di artigiani. La coltivazione della terra costituiva la loro maggiore fonte di sostentamento, mentre in parallelo si era sviluppata, nelle poche e relativamente piccole città, una serie di mestieri di tipo artigianale, come avviene in tutti i paesi le cui popolazioni hanno lo stesso livello culturale. Contrariamente agli altri popoli, derivanti dal medesimo ceppo etnico,
come i fenici, gli abitanti di Tiro e i cartaginesi, gli ebrei, ai tempi della loro indipendenza, non hanno mai praticato sistematicamente il commercio. Questo tipo di attività era impedito dalla stessa posizione geografica del loro paese, lontano dal mare e difficilmente
accessibile alle più importanti correnti di traffico. È invece caratteristico il fatto che il popolo ebraico, dal momento in cui venne disperso, e si diffuse negli altri paesi, si sia dedicato, nella stragrande maggioranza dei casi, al commercio. In effetti, la base del sistema di produzione della civiltà antica, era costituita dal lavoro degli schiavi. Questo modo di produzione rendeva oltremodo difficile a coloro che provenivano dal di fuori di una società organizzata rigidamente per ceti, di trovare il modo di condurre un'esistenza conforme a quella cui erano abituati. Gli ebrei furono quindi costretti, se volevano vivere in mezzo a popoli stranieri, a trovare un'occupazione che procurasse loro i mezzi di sussistenza. Queste possibilità erano offerte in primo luogo dal commercio. Non esistono dubbi che nella razza semita lo spirito del commercio — come lo chiama Fourier — sia sviluppato in alto grado, come possiamo vedere più propriamente nel caso dei fenici e dei carta-
ginesi. Questa attitudine naturale ci permette facilmente di capire perché, in mezzo a qualunque popolazione essi si trovino, gli ebrei manifestino sempre in certa misura una spiccata tendenza al commercio, soprattutto quando compaiono in gruppi isolati o poco numerosi. D'altra parte, anche nell'epoca attuale si può osservare facilmente che, quando gli ebrei costituiscono una entità etnica molto numerosa, essi non si occupano principalmente del commercio, ma praticano anche altri mestieri e coltivano i campi, mentre fra di loro si trova un grande numero di lavoratori salariati — occupati nell'agricoltura o nell'artigianato3. Questo dato di fatto può essere verificato a tutt'oggi in quei paesi d'Europa in cui gli ebrei vivono in grandi masse; in Polonia, in Galizia, in Ungheria, in alcune parti della Russia, in una parola, nei paesi dell'Europa orientale. Là essi vivono nelle città, in comunità di migliaia e decine di migliaia di persone, costituendo una percentuale piuttosto rilevante della popolazione totale. Là quelli che vivono del commercio costituiscono soltanto una piccola parte delle comunità ebraiche, mentre le altre sono costituite da artigiani e operai. E i capitalisti e gli imprenditori ebrei sfruttano i lavoratori della loro stessa razza e religione quanto e a volte più ancora di quello che fanno i capitalisti cristiani con gli operai cristiani. Diversa è invece la situazione laddove gli ebrei compaiono più sporadicamente nella vita della popolazione, come per esempio in Germania, dove su quasi cinquanta milioni di abitanti gli ebrei sono circa 500.000, non raggiungendo quindi nemmeno una percentuale dell'uno per cento della popolazione complessiva. In questi casi si assiste al fenomeno per cui la più importante delle loro occupazioni è costituita appunto dal commercio.
Ma l'attitudine naturale degli ebrei al commercio è stata favorita in grande misura e si è rafforzata nel corso della storia, per via delle condizioni in cui essi sono stati costretti a vivere, durante quasi due millenni, in mezzo alle popolazioni dei paesi civili europei. Nella storia dell'Europa centrale e occidentale non si ha notizia di un solo periodo, con la sola eccezione degli anni compresi fra il decimo e il tredicesimo secolo quando l'Europa sud-occidentale e la Sicilia si trovarono sotto la dominazione arabo-maomettana, in cui gli ebrei non venissero espulsi sistematicamente e con la forza da ogni altra attività che non fosse il commercio. Essi godevano di una piena uguaglianza di diritti soltanto negli Stati fondati dagli arabi. Là ebbero la possibilità di scegliere le occupazioni che più convenivano loro, raggiungendo, grazie all'intelligenza e all'operosità che sono loro proprie, le più alte cariche statali, tanto da arrivare persino alla carica di visir. Anche sotto il regno dei califfi essi hanno avuto un ruolo molto importante in tutti i campi della scienza, come medici, anatomisti, fisiologi e matematici, e persino come poeti e filosofi. La situazione era fin dall'inizio completamente diversa nel mondo civile cristiano. Il giudaismo è stato la matrice del cristianesimo; ma ben presto quest'ultimo cominciò ad assumere un atteggiamento ostile proprio nei confronti di quello stesso giudaismo da cui era sorto. D'altra parte anche gli ebrei coltivavano un profondo odio contro i cristiani, perché una parte dei primi cristiani provenivano dal giudaismo ed erano quindi considerati alla stregua di rinnegati dagli ebrei, che li disprezzavano e li perseguitavano come cani rognosi. Se poi aggiungiamo a questo insieme di cose la tradizione tramandata dalla Chiesa cristiana, che attribuiva agli ebrei la persecuzione e la crocifissione di Cristo, sarà facilmente comprensibile come queste circostanze di ordine religioso, che tenevano completamente soggiogate le masse, dal Medioevo ai giorni nostri, sommate alle altre cause di ordine materiale, potessero dare origine alla più forte ostilità nei confronti degli ebrei. Inoltre bisogna tenere conto di quella diffidenza fra persone appartenenti a razze diverse, che troviamo dappertutto dove il grado di civiltà è ancora piuttosto basso. Ancora oggi abbiamo modo di vedere, in Europa, a quali livelli possa giungere il nazionalismo esasperato, suscitato e coltivato con un certo compiacimento dalla stessa borghesia. Basti pensare che, fino a non molto tempo fa, in alcune regioni della Francia e della Germania chi intratteneva rapporti commerciali con uno straniero veniva considerato come una specie di traditore della propria patria, nonostante i profitti che da questo commercio potevano derivare. D'altra parte l'ostilità esistente fra due nuclei razziali diversi diventa ancora più facilmente comprensibile quando si pensi che, come in questo caso, si tratta di razze le cui differenze fondamentali, tanto nella struttura del carattere che nelle caratteristiche somatiche, sono rimaste praticamente inalterate, anche dopo una convivenza durata quasi due millenni. Quando poi un ebreo ha anche la sfortuna di apparire subito come tale nel suo aspetto esteriore, tanto che basterebbe solo il naso a rivelare da quale razza proviene (ilarità), se cioè esso si presenta agli occhi dei suoi avversari come un individuo già segnato dalla natura, allora è sufficiente questa circostanza per costituire un'ulteriore causa di ostilità e di odio.
Una delle accuse maggiori che vengono rivolte, apparentemente a ragione, da parte antisemita contro gli ebrei, consiste in questo: se gli ebrei non fossero davvero una razza del tutto particolare da ogni punto di vista, e se non fossero fondamentalmente diversi dai tedeschi come si spiegherebbe la profonda separazione che esiste tuttora tra loro e la società cristiano-germanica? Ma coloro che parlano in questo modo dimenticano, o forse non sanno, che fino a pochissimo tempo fa gli ebrei erano costretti, soprattutto in Germania, a vivere segregati dal resto della popolazione, a meno di abiurare alla loro fede. Durante tutto il Medioevo era in vigore una legislazione che variava nei suoi particolari, ma che concordava nei suoi fini generali che erano appunto quelli di opprimere in tutti i modi possibili la stirpe ebraica, costringendo i suoi membri a vivere isolati dal resto della popolazione, in piccole cerchie che comprendessero soltanto gli appartenenti allo stesso ceppo etnico e alla medesima religione. Questa pressione, esercitata sulla comunità ebraica per più di un millennio e mezzo, ha naturalmente contribuito in modo determinante a rinsaldare al suo interno il legame esistente fra i suoi mèmbri, e a rendere più netta la separazione nei confronti del resto della popolazione. Quando una razza viene perseguitata e segregata per molte generazioni di seguito, quando viene costretta, dalla forza delle circostanze, a rinchiudersi in se stessa, allora è più che naturale, in base alle ipotesi di Darwin sull'ereditarietà e alle diverse forme di adattamento che le caratteristiche originarie di questa razza si accentuino e si perfezionino ulteriormente con il passare del tempo. Le persecuzioni hanno lasciato un marchio indelebile sugli ebrei, contribuendo in misura rilevante a forgiare quel popolo che ci troviamo oggi di fronte. La legislazione del Medioevo ha commesso una prima grave ingiustizia nei confronti degli ebrei, costringendoli a isolarsi dal resto della popolazione. D'altra parte essa ha contribuito anche ad accentuare in sommo grado negli ebrei quelle caratteristiche che oggi rimproveriamo loro, a torto, almeno secondo la mia opinione, se si guarda la cosa da un punto di vista oggettivo. Ma nel corso dei millenni non è stata soltanto la legislazione, e teniamo presente la situazione in Germania, ad assumere un atteggiamento ostile e ad opprimere con la forza il popolo ebraico; nel periodo fra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo si sono addirittura avute numerose e violente persecuzioni, che hanno necessariamente influenzato in modo decisivo l'evoluzione di questa razza. Dal 1198 al 1331, cioè in un periodo di tempo di soli 133 anni, si sono registrate in Germania non meno di 52 grandi persecuzioni a danno degli ebrei alle quali hanno partecipato tutte le più importanti città di allora, comprese Colonia, Magonza, Strasburgo, Norimberga, Augusta, e in particolare Francoforte, cioè proprio quella città nella cui vita gli ebrei hanno avuto una così grande importanza. E non si trattava di persecuzioni come quelle che abbiamo sperimentato noi quando era in vigore la legislazione contro i socialisti, ma sono state tra le più brutali e le più violente mai verificatesi nel corso della storia. Gli ebrei furono scacciati dalle loro case e dai loro possedimenti, depredati, spesso maltrattati in modo orribile e assassinati soltanto a causa della loro razza, della loro religione e, spesso, delle loro ricchezze.
Vi sono state delle persecuzioni in cui il numero delle vittime ha superato i diecimila. Io non posso nascondere un certo rispetto nei confronti di una popolazione che è riuscita, nonostante tutte le oppressioni e le violenze, a mantenere una propria unità e omogeneità. Da che mondo è mondo si conoscono solo due esempi di popolazioni che, dopo essere state decimate e disperse, e costrette a vivere in mezzo a genti estranee, sono riuscite a mantenere integra, anche dopo millenni, la loro purezza. Si tratta degli ebrei e degli zingari. (Ilarità). Non esiste nessun altro popolo, nessun'altra razza, almeno che io sappia, di cui si possa dire la medesima cosa.
Se però da una parte si sono spesso avute, con il permesso e l'appoggio delle autorità ecclesiastiche e temporali, persecuzioni e violenze contro gli ebrei, dall'altra si sono verificate, soprattutto nelle alte sfere, con altrettanta frequenza, tendenze contrarie, tese a favorirli in modo particolare. Ciò si verificò soprattutto durante il regno di alcuni imperatori tedeschi. Dal momento che gli ebrei non appartenevano a nessun ceppo di origine germanica, e poiché non godevano allora di nessun esplicito diritto di cittadinanza, essi erano completamente sottomessi alla protezione imperiale. Non bisogna attribuire però importanza eccessiva a questo fatto, perché è risaputo che spesso gli imperatori tedeschi non disponevano che formalmente del potere, riuscendo a fatica a contrapporsi alla forza dei nobili, della parte superiore del clero e di coloro che detenevano il potere temporale. Gli ebrei avevano soltanto la funzione di « camerieri particolari del sacro romano impero » (così erano chiamati allora), e poiché erano direttamente sottoposti alla benevolenza dell'imperatore, dovevano pagare annualmente un'apposita tassa « per la protezione ». Alcuni imperatori approfittarono della particolare situazione in cui si trovavano gli ebrei per aumentare questa tassa, permettendo loro in cambio di richiedere un interesse doppio per il denaro imprestato a usura. Durante il Medioevo l'usura era una delle attività più severamente proibite dalla Chiesa. Ma con il termine di usura non si designava ciò che esso indica oggi, cioè il prestito di denaro a un tasso d'interesse eccessivamente alto, bensì qualsiasi richiesta di interessi. Il richiedere un interesse sul denaro prestato era quindi severamente proibito; era una cosa impossibile a un cristiano. Secondo la concezione della Chiesa, il debitore compiva completamente il proprio dovere ripagando a poco a poco il capitale iniziale. Ma il divieto di richiedere interessi si contrapponeva in modo violento alla natura stessa del capitale, per cui esso ebbe uno scarso effetto pratico, malgrado tutti gli sforzi impiegati dalle potenze laiche ed ecclesiastiche per fare rispettare la proibizione. Quando però la Chiesa stessa entrò in possesso di grandi proprietà fondiarie e di sufficienti possibilità finanziarie, e cominciò a richiedere fitti e interessi per le sue locazioni e i suoi prestiti, venne anch'essa ad ingrossare il numero di coloro che praticavano l'usura. Essa stessa quindi si contrapponeva ai suoi propri divieti. A questo punto la richiesta di interessi non venne più proibita in quanto tale, ma venne piuttosto fissato un tasso massimo al di sotto del quale essa era lecita. Solo chi richiedeva un interesse superiore a una certa percentuale del capitale imprestato si rendeva responsabile di un reato. Questa limitazione del tasso d'interesse, introdotta in quei lontani tempi, è rimasta valida fino a un'epoca molto recente. Soltanto nell'anno 1868 il Parlamento della Germania settentrionale accettò una proposta volta a sopprimere questa limitazione, mentre oggi sono proprio gli antisemiti a richiedere che essa venga rimessa in vigore, per porre un qualche freno al dilagare dell'usura. Durante il Medioevo, gli imperatori emisero ad esempio ripetute ordinanze per cui il tasso massimo di interesse, che era del 6 per cento per i cristiani, poteva raggiungere il 12 per cento quando il prestatore era un ebreo. In questo modo essi si assicuravano le tasse « di protezione » pagate dagli ebrei. Furono quindi gli imperatori cristiani stessi a incoraggiare l'usura praticata da questi ultimi.
Per chiudere questa parte storica della mia esposizione, almeno per quanto riguarda il Medioevo, vale la pena di ricordare che allora gli ebrei erano sottoposti a una legislazione speciale, che spesso è rimasta in vigore fino a un'epoca relativamente recente: 1. Non avevano il diritto di ereditare né di possedere alcun pezzo di terra. In un'epoca quindi in cui la proprietà fondiaria era il più importante dei mezzi di produzione, essi ne erano completamente esclusi. 2. Non potevano esercitare nessun mestiere stabile; l'unica attività che rimaneva loro era quindi il commercio. 3. Non potevano godere dei diritti politici. 4. Erano soggetti a imposte speciali. 5. Erano costretti a vivere in particolari zone delle città o in determinati paesi, nei famosi ghetti, che fino a pochi decenni or sono esistevano ancora nella cattolica Roma, la capitale dello Stato papale della Chiesa. 6. Erano costretti a fregiarsi di segni distintivi esterni; il fatto che fossero riconoscibili per via del naso non era reputato sufficiente. (Ilarità). Dovevano munirsi di particolari contrassegni sui vestiti, in modo che fosse possibile distinguerli fin da lontano. 7. Non potevano unirsi in matrimonio con cristiani. Gli ebrei erano quindi costretti, a meno di cambiare religione, a rimanere esclusivamente fra ebrei. Un loro avvicinamento al mondo cristiano era impossibile se non abiuravano alla loro fede. 8. I cristiani non potevano, a rischio di una punizione, farsi curare da medici ebrei; anche se proprio nel campo della medicina gli ebrei si sono sempre particolarmente distinti. 9. Le levatrici cristiane avevano la proibizione di assistere le puerpere ebree. Alla base di tutte queste disposizioni si ritrova quindi la volontà di tenere separati gli ebrei, in quanto tali, dal resto del mondo cristiano. Lo Stato stesso si premurava quindi di imporre loro quel marchio che la popolazione era poi anche troppo disposta ad accentuare.
Non appena però le forze rivoluzionarie furono definitivamente battute e il potere tornò di nuovo stabilmente nelle mani delle forze conservatrici, nel 1851 venne presentata al Senato prussiano una richiesta di modificazioni dell'articolo 12 della Costituzione (che aveva il compito di assicurare la libertà di religione, rendendo indipendente il godimento dei diritti politici e civili dalla religione professata) in modo tale che l'accesso a una delle due Camere, e a qualsiasi carica, compresa quella di giudice, riferita all'amministrazione del potere esecutivo (anche nel caso avessero carattere puramente onorifico), fosse reso possibile esclusivamente a individui appartenenti alla Chiesa cristiana riconosciuta. Questa proposta venne presentata e discussa nella prima Camera prussiana proprio nel periodo in cui il capo del partito feudale era Stahl, un uomo discendente anche lui da una famiglia ebraica, che però si era fatto battezzare. (Ilarità). Ma la proposta non venne accolta nemmeno al Senato, e cadde quindi completamente nel vuoto. Infine, gli ordinamenti di carattere sociale e professionale entrati in vigore dopo la fondazione del Reich tedesco e della Confederazione della Germania del Nord, eliminarono completamente ogni altra limitazione alla libertà degli ebrei 4. Per esempio, ancora negli anni 50, nel regno di Sassonia la presenza degli ebrei era sopportata soltanto nelle due città di Dresda e di Lipsia, mentre era loro impedito di soggiornare in qualunque altra parte del paese. Le persecuzioni e le repressioni attuate ai danni degli ebrei si sono quindi prolungate quasi fino ai giorni nostri. Ma se nemmeno tutte le limitazioni oppressive che, come abbiamo appena ricordato, erano state in vigore sotto forme diverse per quasi un millennio e mezzo, riuscirono a ottenere il loro scopo, ciò dovrebbe dissuadere di per sé i nemici degli ebrei dal continuare i loro sforzi rivolti a un fine che si è rivelato irraggiungibile anche nell'ipotesi del tutto irreale che essi dovessero raggiungere il potere.
Bisogna tenere presente che durante il primo decennio di vita del Reich tedesco, non si è riscontrato nessun segno del manifestarsi di una corrente antisemita di una qualche importanza. Non ci sono dubbi sul fatto che siano sempre esistite persone che ce l'avevano con gli ebrei, che erano loro particolarmente ostili per una qualche ragione particolare, ma questo atteggiamento ostile non ha mai trovato la propria espressione in una organizzazione esplicitamente antisemita. Questo fenomeno si è verificato soltanto verso la fine degli anni settanta. Soltanto nel 1877 questo movimento ha fatto la sua apparizione in pubblico come vera e propria formazione politica. In particolare è stato il cosiddetto predicatore cristiano di corte Stoecker5 a farsi portavoce di questo movimento, dandogli anche un'organizzazione. Egli è ancora oggi così fiero della sua azione da non trascurare di vantarsene in ogni occasione. Ma a cosa è riconducibile questo evento? Esso è stato l'effetto e la conseguenza naturale della situazione economica in cui è venuta a trovarsi la Germania dopo il grande crac del 18746. (Molto bene!). Il grande crac aveva provocato una generale depressione e la completa distruzione degli effetti della grande espansione economica verificatasi negli anni fra il 1871 e il 1874. Le grandi industrie, la cui nascita era stata favorita in tutti i settori durante il periodo dell'espansione, avevano fatto una grande concorrenza con la loro massiccia produzione soprattutto al ceto degli artigiani. Per la prima volta, all'interno del ceto medio e piccolo-borghese, si era diffusa la sensazione di essere sull'orlo del decadimento.
Nel corso dei primi anni successivi alla fondazione dell'Impero tedesco, durante i quali si verificò quel periodo di prosperità senza precedenti, e di cui difficilmente vedremo ancora qualcosa di simile, la vera sostanza dei mutamenti che stavano avvenendo all'interno della società rimane nascosta. Ma quando, con il termine di quest'epoca, scoppiò la grande crisi, a cui dovettero spesso soccombere persino le più grandi imprese, quando il peso della concorrenza venne a gravare in modo così schiacciante proprio sugli strati medi della popolazione, allora questi ultimi non soltanto presero coscienza della preoccupante situazione economica in cui si erano venuti a trovare, ma si posero anche questa domanda: di chi è la colpa e da dove provengono i malanni che ci affliggono? Ora, gli ebrei (tengo a precisare che quando parlo di ebrei intendo sempre solo la maggioranza di questa popolazione) avevano indubbiamente esercitato un ruolo di primo piano nel nostro processo di sviluppo economico, almeno da quando avevano raggiunto la completa parità di diritti in tutti i campi, e da quando i nostri ordinamenti sociali, con la liberalizzazione delle professioni, con le leggi sulla libertà di movimento e di residenza, sul commercio e sulle dogane istituiti dalla Confederazione della Germania del Nord e dal Reich tedesco, avevano aperto nuove vie, ricche di insperati successi, allo sviluppo capitalistico. I non pochi finanzieri (banchieri e direttori di istituti bancari) che appartenevano alla stirpe ebraica, erano sempre stati in primo piano nelle innumerevoli iniziative, dal carattere spesso molto ambiguo, che erano proliferate negli anni tra il 1871 e il 1874. Inoltre gli ebrei si trovavano e si trovano tuttora alla testa delle imprese commerciali che operavano nei più diversi campi. D'altra parte il commercio viene considerato un impiego di capitale particolarmente redditizio anche dai cosiddetti cristiani, il che determina una generale spinta verso questo settore.
Chiunque non sappia come garantirsi un modo d'esistenza indipendente si rivolge al commercio. Ma gli ebrei, per le ragioni che abbiamo descritto già prima, costituiscono la maggioranza fra coloro che praticano quest'attività e inoltre esercitano un grande influsso nel settore perché, oltre a possedere il capitale più sicuro, sono i più esperti e smaliziati. Il fatto che gli ebrei siano presenti con un peso particolare nel settore del commercio, e che all'interno di questo assumano generalmente un atteggiamento di superiorità nei confronti dei cosiddetti cristiani, ha contribuito ad attirare loro l'inimicizia e l'invidia di molti. La concorrenza che essi sono in grado di fare è tra le più pericolose, ed essi impiegano spesso metodi cui l'avversario più sprovveduto soccombe. Nel suo scritto degli anni quaranta Sulla questione ebraica, Marx si esprime nel seguente modo:
« Qual è il fondamento mondano dell'ebraismo? Il bisogno pratico, il proprio tornaconto.
« Qual è il culto mondano dell'ebreo? Il traffico.
« Qual è il suo Dio mondano? Il denaro.
« Ebbene, l'emancipazione dal traffico e dal denaro, quindi dall'ebraismo reale, pratico, sarebbe l'autoemancipazione del nostro tempo [. . .].
« L'emancipazione degli ebrei, nel suo significato ultimo, è l'emancipazione dell'umanità dal giudaismo »7.
La tesi di Marx è quindi la seguente: tutta la nostra società è dominata dal mercanteggiamento e dalla corsa al denaro, ed è quindi una società ebraicizzata; ciò che viene attribuito all'ebreo in quanto tale, non costituisce in realtà altro che la natura della società borghese. Se quindi vogliamo liberare gli ebrei da queste tendenze, connaturate al loro carattere, potremo farlo soltanto liberandone l'intera società. Con la caduta della società borghese scomparirà anche questo modo di agire degli ebrei.
Non ci sono dubbi che quell'attività che viene denominata mercanteggiamento, contraddistingua esemplarmente il tratto fondamentale del carattere di molti ebrei. Con il termine di mercanteggiamento si indica infatti qualcosa di più e qualcosa di meno del semplice commercio. Esso vuole infatti significare un traffico condotto anche per il minimo profitto, un traffico che ha per oggetto cose di cui generalmente non ci si occupa volentieri, o cose che generalmente appaiono poco importanti, o prive di valore, o addirittura disprezzabili. Nelle trattative del genere il trafficante si accontenta del più piccolo guadagno. E in effetti una grande parte dei commercianti ebrei si caratterizzano proprio per questa loro capacità di accontentarsi, quando ciò sia necessario, di profitti minimi, rivelando così di sapere fare i conti meglio degli altri. Essi si sono accorti da lungo tempo che la via che porta al capitalismo può essere anche lastricata di molti piccoli guadagni. Molti ebrei, che oggi vengono annoverati tra i capitalisti più potenti sono giunti ad occupare questa posizione proprio attraverso il mercanteggiamento, praticato direttamente da loro o dai più diretti predecessori. Ora, gli ebrei costituiscono una minoranza relativamente trascurabile del totale della popolazione germanica o ariana, ma, in quanto persone che praticano in maggioranza il commercio, raggiungono, in questo settore, una percentuale piuttosto alta, facendo una sgradita concorrenza agli altri commercianti. Per questa ragione l'antisemitismo ha trovato un fertile terreno e ha avuto modo di propagarsi soprattutto fra coloro che si occupavano di questa attività. I settori commerciali nei quali gli ebrei costituiscono un elemento decisivo sono di grande importanza per la società tutta, tanto per il loro numero quanto per la loro rilevanza. Così, per esempio, nel commercio dei manufatti sono sicuramente gli ebrei a dettare legge, e altrettanto avviene nel traffico dei prodotti agricoli. In intere regioni della Germania, come le due Assie, il Nassau, il Palatinato, l'Alsazia-Lorena, il Baden e il Wuerttemberg, oltre che nella maggior parte delle province della Baviera, in Turingia, ecc., sono proprio gli ebrei a detenere completamente o quasi il monopolio del commercio dei prodotti agricoli. A suo tempo, un compagno aveva pubblicato sul « Vorwaerts! » un articolo intitolato « Sulle origini dell'antisemitismo », in cui esprimeva, riferendosi all'Assia, il medesimo giudizio che anch'io ho già ripetuto più volte: « Dappertutto l'ebreo si presenta al contadino come compratore e rivenditore, per il contadino il capitalista è impersonificato dall'ebreo, ebreo e capitalista costituiscono per lui due concetti del tutto identici ». Ma proprio il tipo di sviluppo assunto dal settore agricolo, in particolare quando si tratta di importare cereali, carni, ecc. da altre regioni, ha dimostrato che i dazi protezionistici, che in teoria erano stati posti per difendere i contadini, non producono quasi nessun vantaggio per loro. Il contadino vede soltanto le sue fatiche diventare sempre maggiori, la concorrenza sempre più schiacciante, e infine giunge alla conclusione che le belle promesse che gli avevano fatto balenare per decenni i conservatori, gli ultramontani e i nazionalisti liberali, non hanno modificato per nulla la sua situazione. Anzi, le sue condizioni materiali sono andate via via peggiorando. Così finisce per gettarsi nelle braccia di coloro che gli si presentano predicando: « Tutto ciò che vi è stato promesso fino ad oggi è falso; fate piuttosto scomparire gli ebrei, che vi dissanguano! Se riuscirete a ottenere ciò avrete di nuovo conquistato la pace e la fortuna ».
È una ricetta molto semplice quella che l'antisemitismo è sempre pronto a distribuire, e che si serve della peggior demagogia per attirare a sé i contadini. (Giustissimo!). Il piccolo contadino, il piccolo commerciante e l'artigiano non hanno naturalmente nessuna propensione a lasciarsi soccombere, senza reagire e senza cercare aiuto, nella lotta per l'esistenza. Essi sono pronti ad afferrarsi ad ogni pagliuzza. Cos'è che rende così difficile la nostra attività di agitazione proprio in mezzo a questi ceti sociali? È proprio il fatto che noi siamo costretti a dire loro onestamente: Non abbiamo nessuna medicina che, alla lunga, possa garantirvi la sopravvivenza come artigiani, come piccoli contadini, come piccoli commercianti, all'interno dell'attuale società. (Giustissimo!). In queste condizioni ci sarebbe difficile trovare un immediato seguito anche se sapessimo parlare tutte le lingue degli angeli. Il compagno Kazenstein ha fatto notare che non siamo ancora riusciti a reclutare un solo contadino nelle file del nostro partito. Ma ciò non è vero; alcuni successi si sono registrati anche in questo campo. In questi giorni abbiamo addirittura avuto fra di noi dei veri e propri contadini provenienti dalle campagne di Colonia, con i quali io stesso ho avuto dei contatti. Erano veri contadini che si vantavano di militare nelle nostre file. E potremmo citare una quantità di altri esempi simili. Potrei ricordarvi il Meclemburgo, l'Holstein, ecc. Tra le nostre file possiamo addirittura contare, come abbiamo potuto constatare durante il congresso di Hannover, un piccolo numero di grandi proprietari fondiari, provenienti in maggior parte dalla Prussia orientale, dove ormai sono quasi scomparsi persino i grandi proprietari terrieri liberali. Inoltre molti contadini non sono affatto così stupidi come si potrebbe pensare. Se si trovano di fronte un abile propagandista, in grado di spiegare loro qual è il punto veramente dolente della situazione, e contemporaneamente di dimostrare (e secondo me nulla può essere provato più facilmente) che soltanto in un regime socialista la proprietà fondiaria e terriera può essere organizzata in modo tale da permettere al contadino di trasformarsi in una persona completamente libera, in una persona colta, allora sarà facile conquistare alle nostre idee anche un contadino avveduto. Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione, oltre che alla critica delle situazioni negative, anche alla spiegazione di quali rimedi positivi prospettiamo, pur sapendo che questi non possono avere effetto dall'oggi al domani. Perciò la nostra non è una posizione molto facile, perché ha bisogno di meditazione e di un certo idealismo. La situazione è diversa nel caso degli antisemiti. Essi non si chiedono se i rimedi che prospettano con tanta facilità, possano poi anche essere effettivamente tradotti in pratica. È impossibile che essi si pongano questo problema, perché altrimenti non potrebbero continuare a sostenere molte delle loro proposte. (Giustissimo!). Inoltre essi considerano del tutto secondario se le loro proposte siano realizzabili e se servano veramente a qualcosa, dal momento che sanno che non raggiungeranno mai una forza sufficiente per poter disporre di un qualche potere di decisione. Ma se per caso succede, come è avvenuto nel luglio 1893 in Parlamento, che una decisione dipenda dal voto dei loro dodici rappresentanti, allora essi si schierano sempre con la reazione8. Questa volta erano a favore del progetto di legge militare, un'altra volta sosterranno un'altra perniciosa repressione, ogni volta saranno a fianco della reazione, come è logico, data la loro natura profondamente reazionaria. (Giustissimo!). Non lasciamoci quindi fuorviare: non abbiamo il diritto, a meno di compiere della demagogia della peggior specie, di presentarci di fronte ai piccoli artigiani e ai commercianti con proposte che sappiamo non possono alleviare le miserie di questi ceti. Non lo faremo, perché non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo proporre nulla che secondo noi sia irrealizzabile o costituisca un semplice palliativo, che non migliori le condizioni reali. (Vivissimi consensi).
Invece è proprio la demagogia lo strumento che ha permesso agli antisemiti di riscuotere tanto successo presso i contadini. Innumerevoli fenomeni, come l'elezione di Fusangel, in contrapposizione al Centro ufficiale 9, avvenuta in una circoscrizione elettorale tipicamente contadina, o l'opposizione contro il Centro portata avanti dagli appartenenti alla cosiddetta federazione dei contadini in Baviera e altrove, nonostante tutta la devozione e il cattolicesimo che vi si manifestano, non dimostrano altro se non che i contadini hanno ormai preso coscienza che la loro situazione non può mantenersi a lungo inalterata e, nello stesso tempo, che il Centro non ha adempiuto ai propri doveri in campo economico. Il Centro è, storicamente, un partito che ha sempre cercato di difendere in primo luogo gli interessi della Chiesa cattolica contro il potere degli imperatori protestanti. Per questo preciso scopo esso è stato fondato nel 1870. Ma, per riuscire a diventare un grande partito, il Centro non poteva fare a meno di prendere in considerazione anche gli interessi materiali degli strati popolari che doveva rappresentare. Prima di tutto quindi gli interessi dei contadini, ma poi anche quelli degli operai, che molto spesso sono direttamente contrapposti agli interessi dei contadini. Da ciò deriva la sua natura ambivalente e a ciò è dovuto quel suo continuo camminare sulle uova. Quali sono ora, nelle diverse regioni della Germania, i rapporti del contadino con il nobile proprietario di terre? È il contadino a vendere le sue patate, il suo frumento, il suo vino, il suo luppolo, la sua colza, e chi sono di regola i compratori? Salvo alcune irrilevanti eccezioni, questi ultimi sono gli ebrei. Chi sono coloro che gli prestano il denaro liquido, che comprano o rivendono le sue bestie? Quasi senza eccezioni sono gli ebrei. Tutti i trafficanti del mercato del bestiame di Berlino sono ebrei. Tutto il commercio del bestiame, anche quello all'ingrosso, è dappertutto in mano agli ebrei. E quindi perfettamente spiegabile come questo complesso di condizioni, aggiunto a quanto ho già detto a proposito dell'evoluzione e del carattere degli ebrei, abbiano portato all’antisemitismo.
Della situazione attuale viene poi a soffrire in modo particolare anche il ceto dei piccoli artigiani, che si è trovato completamente sperduto in mezzo al rigoglioso sviluppo del capitalismo prodottosi dal 1871 in Germania, con un vigore paragonabile soltanto a quanto si è verificato, in un lasso di tempo altrettanto breve, negli Stati Uniti dell'America settentrionale. Non mi occuperò in questa sede di quanto questo sviluppo eccezionalmente rapido sia stato semplicemente la conseguenza necessaria della lunga repressione delle forze industriali e produttive in genere, dovuta, in Germania, alla suddivisione del paese in piccoli staterelli, oltre che a un ordinamento sociale ormai invecchiato e cadente. Il grande capitale è entrato sempre più in contraddizione con se stesso, e non elimina soltanto gli artigiani e i piccoli mestieranti, ma se la prende ora anche con i medi capitalisti, riducendoli sul lastrico. Più veloce è lo sviluppo capitalistico, e tanto più capitale si concentra nelle mani di una minoranza. Ogni giorno assistiamo alla comparsa di imprese di trasporti sempre più grandi. I dazi protettivi, che inizialmente, nel 1879, erano stati introdotti per difendere i ceti artigianali e contadini, hanno favorito in modo particolare lo sviluppo del grande capitale; proprio essi hanno infatti favorito la concentrazione di enormi capitali nelle mani di pochi.
Soprattutto i loro effetti hanno reso possibile alla nostra classe capitalista, costituita da poche centinaia di migliaia di persone, di ammassare ogni anno milioni di marchi da impiegare in nuove imprese industriali o per formare dei nuovi possedimenti fondiari da coltivare. In tutte queste operazioni hanno una gran parte gli ebrei.
Soprattutto in quei settori che fino a poco tempo fa erano di dominio quasi esclusivo del piccolo artigianato, il capitale ebreo si manifesta sempre di più come un temibile concorrente. Ciò si verifica tanto nel settore calzaturiero, quanto in quello dell'abbigliamento, della biancheria, ecc. Chi ha nelle mani il traffico dell'abbigliamento, tanto di quello nuovo che di quello usato? Gli ebrei. I maggiori commercianti di calzature sono ebrei; i proprietari delle industrie calzaturiere sono in gran parte ebrei. È proprio l'ebreo, che compare dappertutto come commerciante, come grosso capitalista, che è tra i maggiori sfruttatori di forza-lavoro, che, in quanto imprenditore dell'industria a domicilio, occupa una quantità di piccoli artigiani, come i calzolai, i sarti, i tessitori, i falegnami, tutti i produttori di piccoli oggetti, è proprio lui a provocare l'antisemitismo anche in mezzo ai ceti medi. Anche in questi strati la figura del capitalista si identifica spesso con quella dell'ebreo. Se ora qualcuno grida a costoro come ai contadini: Eliminate gli ebrei, e anche la vostra situazione migliorerà! non ci vorrà molto perché anche i piccoli artigiani cadano in massa nella rete dell'antisemitismo. I nostri artigiani, i nostri contadini, sono purtroppo molto ignoranti in tutto ciò che concerne la vita politica ed economica; dalla loro limitata posizione sociale hanno una visuale molto ristretta. Il loro ideale sta nel passato, non nel futuro. E perciò appoggiano ogni movimento che, secondo la loro miope prospettiva, potrebbe ripristinare nel futuro questo loro scomparso ideale. Se uno pone apertamente questa domanda ai demagoghi antisemiti: Credete che sarebbe veramente possibile ricreare ora le condizioni del quindicesimo, del sedicesimo secolo, di quell'epoca cioè in cui l'artigianato attraversò il suo « periodo d'oro »? essi non potranno fare a meno di rispondere negativamente, anche se tutti i loro sforzi sono rivolti a cercare di far rivivere le condizioni che esistevano durante quel periodo. Ma essi si guardano bene dal chiarire questa contraddizione ai loro seguaci, non sono in grado di farlo. E quelli, spinti dalla foga di essere salvati a ogni costo, seguono ciecamente le parole d'ordine di coloro che dicono loro: «Mettetevi al nostro fianco, votate per noi, e vedrete cambiare la vostra situazione». In pratica, quando qualcuno si presenta con impudenza e sfrontatezza davanti agli elettori gridando loro: Votate per me, e vedrete che, quando sarò in Parlamento, la situazione dovrà mutare, ci si trova generalmente di fronte a un agitatore antisemita. (Vivi consensi). Un socialdemocratico non può e non deve parlare così, e se lo facesse, verrebbe scacciato a calci dai suoi stessi compagni di partito. (Ilarità). Ma andiamo avanti. L'impero, lo Stato, il comune assegnano grosse ordinazioni; naturalmente però cercheranno di risparmiare il più possibile. Chi è in grado di assicurare, a buon prezzo, delle consegne anche ingenti? Soltanto chi può comprare le materie prime all'ingrosso, e quindi a poco prezzo, chi può servirsi dei vantaggi della produzione in serie perché ha a disposizione il capitale! E molto spesso questa persona è di nuovo un ebreo. Perciò avviene così spesso che gli appalti militari, statali e del comune cadano in mano agli ebrei. Quando poi la concorrenza di questi ultimi batte di nuovo gli artigiani perché tiene troppo bassi i prezzi delle forniture, questo fatto, assommato all'ostilità preesistente nei confronti di una popolazione straniera per razza e per religione, non fa che spingere all'eccesso l'odio e l'inimicizia nei confronti degli ebrei. Di solito il cosiddetto capitalista cristiano non si comporta in modo diverso, ma da parte sua l'artigiano « germanico » sopporta ben maggiori angherie che dall'ebreo.
Ma l'antisemitismo non ha grande seguito soltanto fra i ceti dei contadini, dei commercianti e degli artigiani. L'ostilità contro gli ebrei si estende anche ad altri strati della popolazione. Vi sono innumerevoli cerchie di funzionari anch'essi antisemiti. Come si spiega però questo fatto? Apparentemente essi non dovrebbero avere nessuna giustificazione, perché l'ebreo non si presenta loro nelle vesti del concorrente. Naturalmente la causa non è questa. Ma una gran parte dei nostri funzionari sono piuttosto malpagati, e, per via dello stipendio basso e della necessità di mantenere il cosiddetto « tenore di vita » sono costretti a fare debiti. Dal momento che non possiedono nulla da lasciare in pegno per un prestito, sono costretti a recarsi dall'usuraio, dallo strozzino. Chi potrebbe assumersi il rischio di prestare denaro al funzionario, con la possibilità di non vederselo più restituire, dal momento che la legge non contempla il diritto di rivalsa quando lo stipendio è inferiore a una somma minima? Colui che presta il denaro si basa quindi soltanto sulla fiducia che ripone nel funzionario. In non pochi casi questa fiducia viene delusa, o meglio, viene necessariamente delusa, perché il funzionario non ha di che ripagare il debito. Allora, sulla base della legge economica imperante per cui « un grosso rischio deve essere compensato da un lauto guadagno », vengono richiesti interessi usurari. Il guadagno di una parte non ha soltanto la funzione di eguagliare le perdite subite dall'altra, ma l'aumento del rischio fa crescere anche l'interesse. Questa teoria non è stata inventata da un ebreo, ma è stata diffusa in Germania, sulla scorta delle teorie economiche inglesi e francesi, dall'ormai defunto Hermann SchuIze-Delitzsch10. Ora, da chi è costituita la maggior parte degli usurai? Non si può negare che si tratti di ebrei. Degli ebrei si dice solitamente che sono una razza vile. Io sono dell'opinione contraria. Nessuno osa rischiare più di un ebreo, anzi, egli ha una tendenza al rischio molto superiore a quella dei suoi concorrenti ariani, e perciò si dedica volentieri a questo genere di affari. Proprio di questi tempi possiamo osservare il manifestarsi di fenomeni del genere ad Hannover, dove gli ebrei sono i principali accusati — in effetti si tratta di individui tra i più depravati; infatti coloro che praticano questo genere di traffico non possono essere stimati come persone guidate dai più nobili intenti. È quindi comprensibile che anche all'interno del ceto dei funzionari, spesso carichi di debiti fino ai capelli, l'antisemitismo abbia trovato spazio. Inoltre bisogna tenere conto di un altro fattore: sotto le bandiere dell'antisemitismo i funzionari possono anche occuparsi di politica, cosa che generalmente è loro proibita, tanto da giungere in alcuni casi ad assumere un atteggiamento di prudente opposizione nei confronti del governo; questo tipo di opposizione, che altrimenti è impossibile agli impiegati statali, è infatti permessa dalla polizia statale. (Giustissimo!). Altrimenti i funzionari avrebbero soltanto il permesso di recarsi a riunioni indette dai conservatori, e di prendervi anche la parola; ma, dal momento che generalmente l'andamento di queste riunioni è mortalmente noioso, mentre in quelle antisemite l'ambiente è spesso eccitato e confuso (un piacere di cui i funzionari, abituati ad ascoltare e a tenere la bocca chiusa, non possono godere molto spesso), essi si recano più volentieri a queste ultime, tanto più che là non viene esercitata nessuna pressione sulla loro lealtà e fedeltà monarchica, di cui devono fregiarsi pubblicamente in ogni attimo della loro vita. (Ilarità). L'antisemitismo prende poi piede anche nei circoli degli ufficiali, e per le stesse ragioni che ne hanno favorito la diffusione tra i funzionari. Anche una grande parte della nobiltà feudale è antisemita. I nostri junker sono ormai costretti da tempo, in parte per la loro prodigalità, e in parte per le spese che devono sostenere a causa della loro condizione sociale, a gettarsi nelle braccia degli usurai. D'altra parte i loro figli, che nella maggior parte dei casi intraprendono la carriera militare, necessitano di un « mensile » piuttosto elevato, per mantenere un tenore di vita consono al loro ceto. Ma da dove prendere i soldi senza andarli a rubare? In questi casi il salvatore si presenta generalmente sotto le vesti dell'ebreo. L'ebreo è colui che inizialmente presta i soldi e mette le ipoteche, e in secondo tempo giunge persino a comprare la proprietà nobiliare. Così esso diventa persino proprietario fondiario. L'insieme di tutte queste ragioni è più che sufficiente per spingere all'antisemitismo anche la nobiltà feudale. Ciò non impedisce naturalmente a una parte dei nostri nobiluomini di cercare di catturare un pesciolino d'oro ebreo, così da poter in
SOCIALDEMOCRAZIA E ANTISEMITISMO
dorare di fresco, con i suoi denari, l'antico stemma, salvando contemporaneamente la propria esistenza divenuta ormai insicura. (Ilarità). Chi ha letto le memorie di Busch, intitolate II principe Bismark e la sua gente, si ricorderà di un termine piuttosto brutale che Bismark usa a proposito dei matrimoni contratti fra un cristiano e un'appartenente alla razza ebrea. Per educazione non ripeterò ora la parola in questa sede. (Ilarità e approvazioni).
Oltre a quelli già ricordati vi è poi un altro elemento antisemita che vale ancora la pena di nominare, e che assume una certa importanza persino all'interno del movimento antisemita nella sua totalità: si tratta degli studenti. La maggior parte di essi è oggi antisemita. Ma la loro ostilità nei confronti degli ebrei non dovrebbe essere dovuta a questioni di ordine materiale? Eppure ciò si verifica anche in questo caso. La lotta alla concorrenza, che oggigiorno si va facendo sempre più dura in tutti i campi della produzione materiale facendo soccombere i più deboli, si svolge anche negli ambienti intellettuali, tra coloro che possono vantare una cultura superiore. Io ho già trattato questo argomento nella prima edizione del mio libro sulla donna11: la nostra società non soffre soltanto di una sovrapproduzione di merci, ma anche di una sovrapproduzione intellettuale. Quanto più procede lo sviluppo capitalistico, tanto più diventa difficile per le persone del ceto medio assicurare ai loro figli un'esistenza sicura col mestiere di contadino o di artigiano. Questa situazione costringe innumerevoli famiglie a indirizzare i propri figli verso la scuola superiore, impiegando le ultime risorse per pagare loro gli studi, in modo che abbiano la possibilità di entrare nella carriera amministrativa comunale o statale, dove hanno un avvenire assicurato. Date un'occhiata a quello che avviene nei nostri ceti medi. A nessun genitore verrebbe più in mente di fare del proprio figlio un artigiano; essi sanno benissimo che da questo mestiere non c'è più nulla da guadagnare, che indirizzare i propri figli all'artigianato o al piccolo commercio significherebbe rovinarne inesorabilmente l'esistenza. Per questo li mandano per un anno volontari al servizio militare, e poi all'università. Una volta che il giovane ha condotto a termine i propri studi, cercherà di ottenere un qualche posto di concetto, diventerà insegnante nelle scuole superiori, o giurista, o medico, oppure entrerà, come architetto, o ingegnere, o chimico o elettrotecnico in una qualche industria, in breve entrerà in un impiego dove il capitale gli permetta di condurre una esistenza degna. Ma anche in questi settori l'aumento delle forze produttive ha determinato un tale eccesso dell'offerta che oggi non esiste più un campo dell'attività intellettuale in cui l'offerta non superi di gran lunga la domanda. Durante gli anni settanta, quando il cosiddetto « Kulturkampf »12 era all'apice, con la lotta contro la Chiesa crebbe anche l'avversione dei figli dei cosiddetti ceti superiori nei confronti della carriera ecclesiastica. Le vocazioni a intraprendere gli studi teologici segnarono una netta diminuzione, non soltanto fra i protestanti, ma anche fra i cattolici, tanto che rimasero scoperte persino molte parrocchie che promettevano buoni introiti.
Soltanto durante gli anni ottanta, quando in tutti gli altri settori, ma quello giuridico come in quello medico, nell'industria mineraria come nella silvicoltura, come nell'insegnamento superiore, ecc., la concorrenza tra le forze disponibili arrivò a un punto tale che un giovane si vedeva costretto ad aspettare interi anni prima di ottenere un impiego fisso, tanto che le autorità statali e comunali dovettero sconsigliare ufficialmente di intraprendere determinate carriere; solo allora, « spinti dalla necessità e non dai propri desideri », ci si è rivolti di nuovo agli studi teologici, in modo che oggi tutte le parrocchie sono di nuovo occupate. Notiamo, di passaggio, che questa è un'ulteriore dimostrazione di come la religione venga considerata materialisticamente dai suoi stessi rappresentanti ufficiali. Data l'agiatezza e la ricchezza degli ebrei, e data la loro indubbia volontà di giungere a una formazione culturale superiore, essi si trovano a frequentare in gran numero le università e le scuole superiori di tutti i tipi, contribuendo quindi ad aumentare l'offerta di forze intellettuali sul mercato del lavoro. Questa è la prima ragione che spinge i cosiddetti studenti germanici ad assumere posizioni antisemite. Secondariamente, questa situazione non coinvolge esclusivamente gli universitari, ma anche coloro che, in altri settori compiono un lavoro intellettuale o manuale. È fuori di dubbio che una delle caratteristiche principali degli ebrei è costituita dalla loro grande pazienza, tenacia e dalla loro freddezza. (Interruzione: oh!). Sì, compagno Schoenlank, è proprio così! (Ilarità). I nostri artigiani, i nostri commercianti, i nostri esercenti, hanno spesso l'impressione di non avere vissuto fino in fondo la loro giornata se non si sono concessi almeno una bevutina di un paio d'ore. Ciò, per esempio, non succederà mai a un esercente di stirpe ebraica, che invece rimarrà tutto il tempo in negozio. Per quel che può riguardare la sua tendenza a bere alcolici, l'ebreo potrebbe essere addirittura considerato l'ideale dei nostri antialcoli-sti. (Ilarità). Anche da studente, il giovane ebreo studia, mentre il suo collega « germanico » trascorre gran parte del suo tempo tra osterie, sale di scherma e altri luoghi che non voglio nemmeno nominare. (Ilarità). Alcuni anni or sono, il conte Mirbach lanciò un avvertimento in una pubblicazione ufficiale. Secondo lui era ora che si ponesse termine agli eccessivi lussi che si concedevano le associazioni universitarie, e in particolare gli appartenenti al gruppo « Borussia »13. Si poteva ancora arrivare a spendere per il mantenimento del figlio, escluse le spese per l'anno di volontaria-to, fino a 4.500 marchi l'anno, ma una cifra superiore eccedeva le possibilità di molti padri di famiglia. Invece gli ebrei sono generalmente diligenti, studiano con assiduità, e agli esami hanno poi generalmente un rendimento superiore a quello degli studenti « germanici », i quali, come già accennato, hanno perso gran parte del loro tempo in altre attività. Se tutti gli studenti lavorassero e studiassero con lo stesso impegno con cui lo fa la maggior parte degli ebrei, il ministro della cultura prussiana dottor Bosse non avrebbe avuto motivo di tenere, alcuni anni or sono, una conferenza sull'insufficiente maturità degli studenti che si dedicano allo studio della giurisprudenza, e sulla limitatezza delle cognizioni giuridiche in possesso di coloro che si presentavano candidati alla carriera giuridica. Egli ha fatto notare in quella sede, che tra i giovani giuristi le conoscenze di base diventano sempre più rare e che quelli più ambiziosi tra loro cercano di sostituire con le buone intenzioni ciò che manca loro di conoscenze e carattere. Se gli ebrei non fossero in pratica esclusi, in contrasto con la Costituzione e con la legge, da tutte le posizioni ufficiali all'interno dello Stato, a partire dalla carriera di giudice fino all'insegnamento e alla carriera amministrativa, i nostri intellettuali germanici avrebbero modo di cadere dalle nuvole, vedendo quanto pochi posti rimarrebbero a loro disposizione. Anche in questo campo è quindi comprensibile che lo studente germanico veda nel sempre maggiore numero di colleghi ebrei una spiacevolissima concorrenza, e che si rifugi quindi fanaticamente nell'antisemitismo.
In questa sede mi sono limitato ad esporre le cause principali che secondo me concorrono in larga misura a fare dell'antisemitismo quel fenomeno che ci troviamo oggi di fronte.
Tutti sono rimasti stupiti dell'enorme seguito che l'antisemitismo ha trovato in Sassonia nel corso delle ultime elezioni parlamentari. Ciò che ha particolarmente stupito è il fatto che l'antisemitismo abbia trovato un così largo consenso proprio là dove il numero degli ebrei è relativamente ristretto. Ma, nell'organizzazione attuale della società, non è tanto importante la presenza fisica degli ebrei stessi in un luogo, quanto la loro presenza, più o meno rilevante, come concorrenti. In questa veste essi sono presenti dappertutto; come commercianti, come grandi industriali, come venditori ambulanti, che danneggiano gravemente il piccolo artigiano e il piccolo commerciante. Inoltre bisogna tener conto del fatto che se esiste qualche regione in cui i conservatori si caratterizzano in modo particolare per la loro mancanza di carattere e per il loro meschino clientelismo, questa regione è certamente la Sassonia.
Questa è stata un'ulteriore ragione che ha determinato l'insoddisfazione degli elettori verso i loro precedenti rappresentanti, portando al successo gli agitatori antisemiti. Questi ultimi, infatti, da una parte blandivano le aspirazioni e le speranze regressive della piccola borghesia, e dall'altra si presentavano con proposte di posizioni politiche apparentemente radicali, che risvegliavano la simpatia del ceto medio, profondamente democratico. Io ho però dei dubbi sulla capacità degli antisemiti di mantenere a lungo queste posizioni in Sassonia.
Ma perché è diventata oggi impossibile, in Germania, l'instaurazione di una democrazia borghese, al cui interno non conterei gli antisemiti? Perché vediamo che, anche in quei paesi in cui ha avuto finora una certa importanza, essa appare sempre di più in una fase discendente? Perché i ceti dei piccoli artigiani e dei contadini vanno perdendo sempre più di importanza. Le libere comunità dei contadini, le comunità cittadine del Medioevo, sono state il terreno su cui si è sviluppata la democrazia, che nella sua natura è profondamente piccolo-borghese. Oggigiorno la democrazia è stata sostituita dal liberalismo, il rappresentante politico della borghesia, la quale, grazie al suo potere sociale, costringe spesso anche i piccoli borghesi, i contadini e gli operai, a militare nelle sue file. Quegli elementi che sono riusciti in parte a distaccarsi dall'egemonia della borghesia, si rivolgono oggi in parte all'antisemitismo, perché questo promette loro di liberarli dalle miserie sociali. Ora, quanto più si farà difficile per questi strati la lotta per l'esistenza, quanto più si renderanno conto di avvicinarsi sempre maggiormente alla loro scomparsa, tanto più aumenteranno al loro interno gli aderenti al movimento antisemita. Non lasciamoci ingannare su questo punto. Inizialmente, quindi, potremo riscuotere solo pochi successi dalla propaganda in mezzo a questi ceti. Ma verrà il nostro turno non appena l'antisemitismo avrà chiuso bottega. Non appena questi strati si saranno resi conto grazie alle loro amare esperienze, e soprattutto al comportamento dei loro rappresentanti antisemiti al Reichstag di essere stati ingannati anche da loro, allora verrà il momento de3l nostro raccolto» del nostro raccolto. (Approvazione). Se quindi è perfettamente comprensibile come l'antisemitismo sia giunto ad occupare le posizioni che ha raggiunto in occasione delle ultime elezioni, è altrettanto sicuro che nei prossimi anni la sua importanza crescerà ancora nelle singole regioni; ma nel corso della lotta per il potere sarà costretto, contro la sua volontà, a superare i suoi stessi fini. La giustezza di questa analisi è già stata dimostrata una volta, e precisamente dalla posizione assunta da Ahlwardt nei confronti dei suoi elettori contadini e piccolo-borghesi. Ahlvardt, entrato nella campagna elettorale a braccetto con i nobili terrieri, è stato eletto. A poco a poco però è stato costretto, a causa dell'atteggiamento assunto dalla maggior parte dei suoi elettori, a fare sua la parola d'ordine: né ebrei, né nobili! Non appena però sarà venuto il momento in cui agli antisemiti non sarà più sufficiente la sterile ostilità contro gli ebrei, quando cioè saranno costretti a far fronte, in generale, al capitale — e a ciò li porterà naturalmente la loro lotta contro i capitalisti ebrei, e ciò sta già avvenendo nel movimento dell'Assia — allora sarà anche venuto il momento in cui la nostra propaganda potrà cadere e cadrà su di un terreno fertile. In quel momento saremo noi ad avere quel seguito che per il momento cerchiamo invano. (Approvazione).
Per dimostrare ora in quali contraddizioni cade il programma degli antisemiti, a causa della loro contraddittoria posizione sociale, ve ne esporrò alcuni punti. La sua natura ambivalente spinge l'antisemitismo a fare proprie le proposte fra loro più contraddittorie, coprendo nel suo programma rivendicazioni che da una parte sono ultrareazionarie e conservatrici, e dall'altra completamente democratiche. Il primo punto: « Conservazione di un forte potere imperiale; preservazione dei diritti dei sovrani confederati; compartecipazione del popolo alla legislazione e al controllo dell'apparato statale », è del tutto normale per gli antisemiti. Il secondo punto: « Unificazione delle rappresentanze popolari sulla base dei diversi mestieri esercitati », è una richiesta estremamente conservatrice, che ci riporterebbe indietro a un ordinamento medioevale. Pensare di ricostruire oggi le vecchie corporazioni professionali è una proposta che rientra completamente nel campo dell'impossibile. Non appena gli antisemiti cercheranno di definire i limiti di ogni singola categoria professionale si troveranno di fronte altrettante opinioni quante sono le persone coinvolte in questa operazione. Ma finché non sono state ricostituite queste categorie professionali, gli antisemiti sono d'accordo sul diritto di voto generalizzato, uguale per tutti e diretto, e chiedono addirittura la convocazione di una Dieta. (Ilarità). Nella situazione attuale questi signori combatteranno quindi duramente contro ogni proposta volta a sospendere il diritto di voto generalizzato, proprio perché devono ad esso la loro presenza nel Reichstag. Come terzo punto richiedono la libertà di parola, di stampa e di riunione, ma nello stesso tempo, oltre a queste richieste democratiche, pretendono anche « le più severe misure atte a reprimere ogni manifestazione della stampa, della letteratura e dell'arte che sia contraria alla morale », il che, ogni volta che è stato introdotto in un testo di legge, ha sempre aperto la porta alle peggiori forme di reazione. Che cosa si possa intendere con il termine di « manifestazioni contrarie alla morale » ci è stato dimostrato con sufficiente chiarezza dalla legge Heinze. Inoltre, con una richiesta di netto carattere conservatore, essi chiedono che venga assicurata la difesa del carattere cristiano e nazionale della scuola, e, contemporaneamente, « che sia lo Stato a mantenere agli studi a proprie spese quegli studenti disagiati che abbiano dimostrato particolari capacità scolastiche », formulazione che troviamo scritta, quasi con gli stessi termini, anche nel nostro programma, e che non potrebbe mai essere approvata dai conservatori. Poco più avanti auspicano poi la formazione di « una forte potenza militare in grado di mantenere la pace all'esterno e all'interno del paese ». Contro chi debba essere impiegata questa potenza militare « all'interno » non è necessario spiegarlo. (Ilarità). Per quel che riguarda la riforma tributaria, avanzano una richiesta del tutto democratica, propongono cioè una tassa progressiva sulle entrate e sull'eredità, e contemporaneamente progettano una tassa sulla difesa che verrebbe di nuovo a ricadere prevalentemente sui ceti meno abbienti; d'altra parte appoggiano l'imposizione di tasse indirette, sotto forma di speciali dazi sui generi alimentari, e chiedono un « sufficiente dazio protettivo », che dovrebbe contribuire a far raccogliere il consenso dei contadini. La richiesta di un nuovo ordinamento sociale basato sulle categorie professionali e sul livello delle entrate ci riporta di nuovo al Medioevo, come del resto la « limitazione della libertà di mestiere, l'introduzione di un certificato giuridico di idoneità e la formazione di camere del lavoro e di commercio dotate di poteri conciliatori ». Tutte queste sono richieste profondamente reazionarie. A queste seguono poi altre richieste come quella di un « diritto familiare, di severe prescrizioni contro la spartizione e la dilapidazione dei patrimoni fondiari, la statalizzazione dei debiti sui terreni ». A questo punto devo addentrarmi in una breve delucidazione d'ordine teorico. La statalizzazione dei debiti fondiari, cioè delle ipoteche, è una rivendicazione che compare anche nel Manifesto dei comunisti e che viene attualmente portata avanti nel Parlamento tedesco dai nostri compagni. A prima vista sembrerebbe strano che gli antisemiti, gli appartenenti alle federazioni contadine e il nostro partito pongano contemporaneamente lo stesso tipo di rivendicazione. Ma queste richieste apparentemente uguali, non hanno in effetti nulla di comune. Il Manifesto dei comunisti intendeva, con questa richiesta, una cosa completamente diversa da quella che intendono oggi le federazioni contadine e gli antisemiti. Il Manifesto dei comunisti poneva come presupposto di questa richiesta il fatto che esistesse una gestione socialista dello Stato, deciso a intraprendere un processo di statalizzazione di tutti i possedimenti fondiari passando, appunto, attraverso lo stadio della « statalizzazione delle ipoteche ». In altri termini: nel caso che noi socialisti non fossimo in grado di espropriare dall'oggi al domani la classe dei capitalisti dai suoi possedimenti fondiari e terrieri, ci accontenteremmo di cominciare ad abbattere gradualmente il cane partendo dalla coda. (Ilarità). Se,quindi, l'interesse delle ipoteche si aggirasse intorno al .5 o al 4 e mezzo per cento, noi lo dichiareremmo non redimibile, abbassandone l'interesse al 2 e mezzo, al 2 per cento o anche a meno. Gli uomini che scrissero il Manifesto dei comunisti, sapevano molto bene che anche provvedimenti che di per sé hanno poca importanza potrebbero assumere un certo peso durante il periodo di transizione. Quando però, di fronte a uno stabile governo conservatore, di fronte a un potentissimo ceto agrario, si agita la richiesta di statalizzazione delle ipoteche, perché i proprietari fondiari debbano pagare per le loro ipoteche interessi ribassati, allora si tratta di una proposta completamente conservatrice. (Giustissimo!). Essa si traduce semplicemente in un ulteriore privilegio di una ben determinata classe. Se lo Stato abbasserà l'interesse delle ipoteche, di questo beneficio non si avvantaggeranno soltanto i piccoli contadini, ma anche i grandi proprietari fondiari; con la diminuzione degli interessi aumenterà automaticamente anche il valore del suolo, che potrà essere gravato da più debiti. (Giustissimo!). Se poi, per esempio, lo Stato abbasserà al 3 per cento l'interesse delle ipoteche, mentre per il denaro deve pagare il 3 e mezzo per cento, l'interesse eccedente di miliardi di ipoteche che lo Stato deve rimborsare ai capitalisti, dovrà essere reperito con nuove tasse. Ai capitalisti, da cui lo Stato riceve il denaro per le ipoteche, non viene nemmeno in mente che potrebbe essere pagato da loro stessi, ma tutto il peso della diminuzione degli interessi ricadrà su altri, e in particolare sulla classe operaia. Il Partito socialdemocratico non ha alcun interesse a collaborare all'artificioso mantenimento di condizioni sociali che verranno sempre più superate e disgregate dal procedere stesso degli eventi.
Le richieste del programma antisemita per quel che riguarda il settore del commercio: « Irrigidimento della regolamentazione sui fallimenti, limitazione del commercio ambulante, soppressione dei bazar ambulanti, delle aste truccate e delle vendite rateali, introduzione di sanzioni penali contro chiunque faccia della pubblicità non veritiera », non sono altro che interessanti dimostrazioni della demagogia degli antisemiti. Nessuna di queste richieste può essere realizzata senza provocare grandi danni e senza rischiare di trasformarsi in strumento della peggiore oppressione. Proprio nell’ultimo giorno di propaganda elettorale in Sassonia un agitatore tuonava contro gli ebrei sfruttatori, contro i bazar ambulanti e così via; nessun cristiano avrebbe dovuto comprare più nulla da un ebreo. Quando però il nostro uomo, nel corso della riunione, si tolse la giacca, un compagno vide che essa portava, all'interno, l'etichetta di un fabbricante ebreo! (Grande ilarità). A me hanno poi detto che il suddetto signore era talmente coperto di debiti che nessuno dei suoi concittadini cristiani osava più prestargli del denaro. Ma gli ebrei continuavano a fargli credito. (Di nuovo ilarità). Inoltre, nel programma antisemita vengono previste sanzioni penali contro chi impone prezzi eccessivi, forti limitazioni contro le cooperative di consumo, una politica coloniale risoluta e chiaramente finalizzata, oltre alla fondazione di una colonia penale al di là del mare e alla promozione della campagna di colonizzazione interna. Una vera insalata di richieste diverse. Di nuovo non ho bisogno di spiegare per chi viene prevista, a breve termine, la spedizione nella colonia penale. (Ilarità). Quando infine ci si occupa della questione ebraica, e si propone l'eliminazione dell'emancipazione degli ebrei, la loro sottoposizione a una legislazione per stranieri e inoltre la proibizione all'immigrazione di ebrei da altri paesi, non mi sembra che si vada molto avanti neanche in ciò. Le richieste sono così prive di fondamento da richiedere una completa modificazione delle basi stesse su cui si regge lo Stato attuale, ma in un senso ancora medioevale. In una cosa gli ebrei si sono comportati finora in modo ineccepibile, hanno cioè sempre seguito il comandamento dei loro padri: Crescete e moltiplicatevi come la sabbia del mare! (Grande ilarità). Compagni! Vedete come questo Mixtum compositum che costituisce la sostanza del programma corrisponda in tutto e per tutto alla contraddittoria natura reazionario-rivoluzionaria dell'anti-semitismo. Il programma è addirittura irrealizzabile nella maggior parte delle sue richieste, perché pone, non solo agli ebrei, ma a tutti i capitalisti limiti tali che si oppongono alla loro stessa natura, contro la quale deve quindi lottare con tutte le forze che ha a disposizione. Ma il potere nello Stato non è detenuto dai piccoli artigiani e contadini, bensì dalla stampa dei capitalisti, che domina il governo, il Parlamento, la stampa, la vita economica del paese. Anche i nobili terrieri, così impregnati di antisemitismo, sono ormai caduti pienamente in balìa del capitalismo di cui costituiscono, a volte controvoglia, uno dei più aristocratici puntelli.
I contadini e gli artigiani vanno incontro a una grave disillusione se sperano di poter contare sull'appoggio degli junker per la realizzazione delle richieste contenute nel loro programma. Si potrebbe buttare tutti gli ebrei fuori dai confini tedeschi, e nulla, nelle fondamenta della nostra società, cambierebbe nemmeno di un filo. Non gli ebrei, ma il capitalismo è il vero nemico dei nostri ceti medi, orientati in senso antisemita. Il capitalismo, indipendentemente dal fatto che il capitale si trovi in mani ebree o cristiane. Eliminate oggi gli ebrei, e domani vi troverete al loro posto i cosiddetti cristiani che saranno in grado di provvedere al processo di sfruttamento capitalistico con altrettanta solerzia di quanto fanno gli ebrei. Questa convinzione si farà a poco a poco sempre più strada fra i ceti medi in decadenza, finché finalmente essi prenderanno coscienza della necessità di non lottare esclusivamente contro i capitalisti ebrei, ma, indiscriminatamente, contro il dominio della classe capitalista. Ho già descritto il processo per cui, giunti a un certo stadio dello sviluppo capitalistico, l'antisemitismo raggiunga il suo apogeo e come esso sia poi costretto necessariamente, e contro la propria volontà, a trasformarsi in un movimento rivoluzionario, lavorando in questo modo per i nostri interessi, per gli interessi del Partito socialdemocratico. Credo di avere esposto con sufficiente chiarezza il mio pensiero nella risoluzione che ho appena illustrata; perciò mi limiterò a pregarvi di darmi la vostra approvazione, possibilmente unanime. (Fragorosi e prolungati applausi).
La risoluzione, adottata all'unanimità suona così:
« L'antisemitismo scaturisce dallo stato di insoddisfazione di determinati strati borghesi, oppressi dallo sviluppo capitalistico e in gran parte destinati alla rovina economica, proprio per questo sviluppo, ma che, ignorando le vere cause della condizione critica in cui si trovano, non dirigono la loro lotta contro il sistema capitalistico, bensì contro un fenomeno che si manifesta al suo interno e dal quale vengono più direttamente toccati nella lotta per la concorrenza: contro lo sfruttamento operato dagli ebrei.
Proprio questa sua origine costringe l'antisemitismo ad avanzare rivendicazioni che sono in contraddizione con le leggi di sviluppo politico ed economico della società borghese, e che quindi, in prospettiva, sono reazionarie. Così si spiega anche l'appoggio che l'antisemitismo incontra di preferenza presso gli junker e i preti.
La lotta unilaterale condotta dall'antisemitismo contro lo sfruttamento operato dagli ebrei è necessariamente votata al fallimento, perché lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo non è specificamente ebraico, ma è la forma di sfruttamento specifica dell'intera società borghese, e avrà quindi termine soltanto con la scomparsa della suddetta società borghese.
Dal momento che soltanto il Partito socialdemocratico si pone in posizione apertamente antagonistica rispetto al capitalismo, indipendentemente dal fatto che esso sia impersonato da ebrei o da cristiani, e si prefigge lo scopo di sopprimere la società borghese, trasformandola in una società socialista nella quale soltanto sarà eliminato ogni dominio dell'uomo sull'uomo e ogni sfruttamento, il partito socialdemocratico rifiuta di disperdere le proprie forze, impegnate nella lotta contro l'attuale sistema sociale e statale, in lotte mistificate e quindi prive di effetti reali contro un fenomeno che fa parte della società borghese e che quindi scomparirà con essa.
La socialdemocrazia combatte l'antisemitismo, perché individua in esso un movimento volto a contrastare l'evoluzione naturale della società, che però, nonostante il suo carattere reazionario e contro la sua stessa volontà finirà con l'assumere un ruolo rivoluzionario, perché quegli strati piccolo-borghesi e contadini che sono stati aizzati dall'antisemitismo contro i capitalisti ebrei devono infine necessariamente prendere coscienza che il loro nemico principale non è soltanto il capitalista ebreo, ma la classe capitalista nel suo complesso, e che soltanto la realizzazione del socialismo è veramente in grado di farli uscire dalla loro miseria ».
Appendice
Non ci sembra superfluo completare le argomentazioni contenute in questo intervento con una serie di considerazioni ulteriori.
Tra i vecchi partiti politici che si sforzano maggiormente di fare concorrenza al partito antisemita, troviamo in primo luogo il partito conservatore. Quest'ultimo, che si definisce volentieri anche un partito cristiano, dovrebbe caratterizzarsi, sulla base della norma evangelica « ama il prossimo tuo come te stesso », per la sua solerzia nell'agire contro gli odi razziali. Ma una vecchia esperienza ci insegna che le massime evangeliche vengono in genere ignorate maggiormente proprio da coloro che amano presentarsi come i loro maggiori difensori. Secondo la Bibbia, gli ebrei sono « il popolo eletto da Dio », e proprio da questo « popolo eletto » è nato e, come diceva la profezia, è uscito colui che viene venerato dai cristiani come fondatore della religione cristiana, come « figlio di Dio », come « Salvatore dell'umanità ». Si può quindi sostenere a piena ragione che se non ci fossero stati gli ebrei non ci sarebbero stati nemmeno i cristiani, che il giudaismo è stato il terreno fertile da cui è sorto il cristianesimo.
Se ora i devoti junker cristiani,
« che nel cuore portano la fede
e dietro uno scudo »,
portano spiegata, a braccetto con i preti cristiani, la bandiera del l'antisemitismo, come potremo spiegarci questa contraddizione? Prima di tutto col fatto che queste forze eccezionalmente conser vatrici vedono nell'attività capitalistica degli ebrei un elemento rivoluzionario che potrebbe mettere in pericolo la loro posizione, e poi perché l'odio, da sempre coltivato, delle masse contro gli ebrei è estremamente necessario, perché permette di creare in ogni momento i capri espiatori sui quali distogliere gli occhi della po polazione, quando questa minaccia di scoprire dove veramente stanno le colpe.
Gli ebrei, in quanto possessori di una parte importante del capitale mobile, cercano di appropriarsi anche del capitale immobile, costituito dalle terre e dai possedimenti fondiari. Essi appaiono quindi sotto la veste di temibili nemici al proprietario terriero. Ma ancora oggi i principali proprietari di case e terreni sono i nobili. Il loro odio contro gli ebrei, nei quali vedono i principali rappresentanti del capitale mobile, è quindi del tutto spiegabile. Coloro che possiedono il capitale mobile premono — dal momento che quest'ultimo, per sua propria natura, è in grado di moltipllcarsi molto più in fretta di quello immobile, e spinge sempre di più verso un possesso esclusivo — per ottenere anche la commercialibilizzazione della proprietà fondiaria, rimasta finora immobile, determinando così un'ostilità più che naturale tra i possessori di questi due diversi tipi di capitale. Il nobile latifondista è nemico dell'ebreo, perché teme che questi, possedendo le ipoteche e prestando il denaro per le cosiddette passioni « consone al rango » del nobile, possa trasformarsi anche nel signore e padrone del terreno, che il nobile considera una sua proprietà inalienabile, datagli per volere e per diritto divini.
Fin dall'antichità la signoria dell'uomo sull'uomo si è basata proprio sul possesso di case e terreni, e ancora oggi la proprietà fondiaria viene considerata uno dei possedimenti più sicuri, in grado di resistere più facilmente a ogni crisi e a ogni rivolgimento politico di tipo rivoluzionario; per questo il capitale mobile si rivela particolarmente interessato al possesso della terra.
Il nobile feudatario, che si vede minacciato nei suoi possedimenti, o nella possibilità di aumentarli ulteriormente, come lo spinge a fare la sua inesauribile ambizione, dalla presenza dei moderni capitalisti, e in particolare dagli ebrei, si rivolge al contadino, il quale, per le ragioni sopra ricordate, vede anch'esso nell'ebreo il suo peggiore avversario, anche se il nobile feudatario non è meno nemico del contadino dell'altro. L'ebreo, in quanto capitalista, cerca di accaparrarsi il più possibile di terra, senza interessarsi se essa appartenga al nobile latifondista o al contadino. Il nobile possidente, lo junker è avido del terreno di proprietà del contadino, che gli permetterebbe di ampliare il proprio latifondo e di accrescere così la propria potenza politica e sociale. L evolversi degli eventi fino al momento attuale ha dimostrato che m questa lotta concorrenziale tra lo junker e l'ebreo, la cui vittima e sempre il contadino, finora è risultato vincitore il nobile possidente.
Lo junker ha già da secoli la massima esperienza nel blandire i contadini. Vivendo in campagna in mezzo ad essi, come più diretto rappresentante del potere statale e comunale, egli è in grado di sfruttare tutte le più sottili possibilità che gli vengono offerte dalla sua posizione sociale e politica, dall'esperienza e dalle abitudini ormai acquisite. L'avidità di possedere sempre più terreno lo possiede a tal punto da fargli sacrificare ad essa ogni qualsivoglia rispetto per la persona umana. Cercheremo ora di dimostrare, sulla base di alcuni dati, il comportamento tenuto negli ultimi se-' coli dai nobili e dagli junker nei confronti dei contadini.
Le dimensioni assunte dal latifondo nella maggior parte delle province prussiane sono facilmente desumibili quando si consideri la porzione di suolo occupata dalle aziende agricole che superano i 100 ettari di estensione, rispetto al totale dei possedimenti: in Pomerania esse occupano il 64,76 per cento del suolo, in Posnania il 61,22 per cento, nella Prussia occidentale il 51,41 per cento, nella Prussia orientale il 41,79 per cento, nel Brandeburgo il 42,60 per cento, nella Slesia il 42,14 per cento, in Sassonia il 30,89 per cento, nello Schleswig-Holstein il 18,03 per cento.
In Posnania troviamo, tra gli altri, i possedimenti del rè di Prussia che comprendono dieci appezzamenti con una estensione di 6380,35 ettari; quelli del principe di Hohenzollem-Sigmaringen costituiti da quattro possedimenti per complessivi 29.611 ettari quelli del principe di Thurn e Taxis con trentasei terreni e 24.482 ettari; del principe Radziwill con quattordici terreni e 16.348 ettari; del conte Joseph von Milzinski con undici terreni e 13.933 ettari, del conte Sigfrid Szarnecki auf Rusko con nove terreni e 9.263 ettari; di von Hansemann con tré terreni e 7.734 ettari del conte Bodau Szapski con dieci terreni e 6.754 ettari; del deputato Kennemann con tredici terreni e 10.482 ettari. Ci troviamo quindi di fronte a proprietà fondiarie delle maggiori dimensioni.
Inoltre nelle province orientali della Prussia quindici principi regnanti possiedono grandissimi latifondi; il principe di Hohenlohe-Oehringen ha quarantatre terreni per complessivi 39.365 ettari, il conte Dohna-Schlieden otto terreni per 9.375 ettari, il conte Mirbach-Sorquitten quattro terreni per 5.578 ettari. I possedimenti fondiari del principe Bismarck sono stati valutati nel 1892 intorno ai 73.000 iugeri (18.637 ettari), 46.200 iugeri dei quali di campagna. Solo nel 1886 il principe guadagnò dalla vendita del legname proveniente dalle foreste sassoni, e senza che il patrimonio forestale ne venisse minimamente danneggiato, 186.000 marchi. E le rendite fornite da questi enormi possedimenti, nei quali di solito hanno sede anche una serie di imprese industriali tra le quali, ad esempio, impianti per la distillazione dell'acquavite, per la fabbricazione dello zucchero, per la fabbricazione dell'amido, per la cottura e la calcinazione di tegole e mattoni, segherie ad acqua,
fabbriche di cellulosa e di carta, fabbriche di birra, ecc., vengono impiegati per la maggior parte nell'acquisto di nuovi possedimenti, grandi e piccoli, per « arrotondare » ulteriormente il latifondo.
Come avviene a nord e ad est, l'assorbimento delle piccole e medie proprietà contadine si verifica anche nella parte centrale e meridionale della Germania. Dalla foresta nera del Baden giunge la notizia che il principe von Fùrstenberg — che non è un ebreo — compera a dozzine i terreni e le cascine dei contadini, per poi far distruggere o andare in rovina le coltivazioni e trasformare tutto il terreno in bosco. La stessa attività viene praticata in Sassonia dal conte von Waldenburg, e, più in generale, da tutti i grossi proprietari fondiari dell'intera Germania. Ad Abnaundorf, un villaggio nelle vicinanze di Lipsia, il dottor von Frege, ex candidato conservatore al Reichstag, si è preoccupato con tanta solerzia della « salvezza dei contadini » che, delle parecchie dozzine di piccoli possedimenti che una volta costituivano il patrimonio di Abnaundorf, oggi ne rimangono soltanto due; tutti gli altri terreni sono stati comperati dal dottor von Frege allo scopo di arrotondare i suoi propri possedimenti. I principi, i nobili e i grandi proprietari fondiari cercano, dove appena possono, di appropriarsi della terra dei contadini, e legalmente l'interesse al mantenimento delle foreste e delle riserve di caccia per i grandi latifondisti riesce ad avere in misura sempre più evidente la meglio sui generali interessi economici del paese. I vantaggi ricavati dalle tasse sullo zucchero, dalle differenti tasse sull'acquavite — da cui soltanto ricavano circa 40 milioni di marchi annui —, dai dazi imposti sul frumento, sul bestiame, sulla carne e sulla legna, assumono una rilevanza particolare per questi grossi possidenti, mettendoli nelle condizioni di aumentare fino all'inverosimile le loro ricchezze.
Il latifondo comprende oggigiorno in Germania una considerevole fetta del patrimonio fondiario nazionale, soprattutto nella parte settentrionale del paese, pur senza avere usufruito in maniera rilevante dell'apporto degli ebrei.
Un'altra dimostrazione del grado di concentrazione dei possedimenti fondiari si può trovare nel moltiplicarsi del numero dei fedecommessi, cioè dal progressivo legarsi della proprietà a terreni che non possono essere gravati da ipoteche, ne essere parcellizzati, ne venduti. Prima dell'inizio di questo secolo in Prussia esistevano soltanto 153 fedecommessi, che nel 1888 erano già diventati 574, non meno di 135 dei quali erano stati fondati negli anni compresi tra il 1881 e il 1888. Questi 574 fedecommessi erano nelle mani di 520 proprietari, tra i quali si trovavano soltanto venti borghesi. La quantità totale di terreni sottoposti a fedecommesso comprendeva nel 1888 ben 1.408.860 ettari.
Nell'anno 1888 vivevano in Prussia 154 persone — di cui 15 erano principi regnanti, 89 duchi, principi o conti, 40 nobili di gradi diversi e 10 possidenti borghesi — ognuno dei quali poteva vantare una proprietà la cui estensione superava i 5.000 ettari. In totale queste 154 persone possedevano 1.830 terreni per un totale di 1.768.646 ettari di terra. Da allora i latifondi di questi signori si sono ulteriormente accresciuti di dimensioni.
Ora, che peso potrebbero avere di fronte a una tale concentrazione della proprietà fondiaria in mano ai nobili e ai principi, i piccoli possedimenti racimolati dagli ebrei? essi sono delle vere e proprie mezze figure, in confronto ai loro concorrenti « cristiani ». È vero che l'ebreo collabora alla distruzione della proprietà conta dina, ma egli è soltanto una talpa in un settore dove i leoni sono ben altri. Anche senza l'aiuto degli ebrei, i capitalisti « cristiani », sia borghesi che nobili, sono perfettamente in grado di portare a termine l'espropriazione dei contadini.
Come è quindi semplice frutto di un'esagerazione il sostenere che gli ebrei sono i principali responsabili delle attuali condizio ni dei contadini, altrettanto esagerato è dire che la malvagia indole degli ebrei è anche dimostrata dalla percentuale particolarmente alta di essi che compare nelle statistiche criminali.
Per quel che risulta dalle statistiche del Reich tedesco, riferite agli anni compresi tra il 1882 e il 1889, la percentuale di ebrei coinvolti in crimini e azioni delittuose è la seguente, in confronto alle analoghe cifre riferite ai cosiddetti cristiani:

Tra questi 26 titoli di reati e crimini comuni, gli ebrei raggiungono la maggioranza soltanto in nove casi, che, in genere non rientrano nelle azioni delittuose più gravi. Un ulteriore esame dei reati e delle azioni criminose compiuti in maggioranza da ebrei mostra che generalmente si tratta di reati direttamente collegati al tipo di attività esercitato dalla maggioranza degli ebrei, cioè al commercio; si tratta infatti di estorsione, truffa, falso in atti pubblici e di bancarotta semplice o fraudolenta. Per avere quindi una attendibile visione d'insieme sulla situazione sarebbe necessario confrontare il tipo di reato commesso dai commercianti cristiani condannati per azioni criminose, con quelli degli ebrei. Compiendo questo confronto si osserverà che i commercianti cristiani e quelli ebrei sono all'incirca alla pari per quel che riguarda quei crimini e reati in cui gli ebrei costituivano la maggioranza.
Se quindi si vuole essere giusti, bisogna riconoscere che gli ebrei costituiscono la maggioranza degli imputati su nove soltanto dei 26 reati esaminati, e che anche all'interno di questi nove casi la loro posizione non è peggiore di quella dei commercianti cristiani appartenenti alla medesima categoria. Le loro qualità morali non sono quindi inferiori, ma superiori a quelle che riscontriamo nella maggior parte dei cosiddetti cristiani. Ma non c'è da stupirsi di questo risultato, perché di solito gli ebrei vivono in condizioni economiche molto migliori di una gran parte dei cristiani, per cui la tentazione di compiere reati e atti criminosi li tocca meno da vicino. Anche in questo caso appare in modo lampante l'influsso decisivo esercitato dalle condizioni economiche sul comportamento degli uomini.
L'antisemitismo viene utilizzato oggi dalle più diverse personalità e dai diversi partiti borghesi come valvola di scarico atta a distrarre l'attenzione dalle proprie attività antipopolari e dalle diverse pratiche volte a distruggere il modo di vita dei contadini e degli artigiani. L'odio contro gli ebrei deve servire da copertura per tutte le possibili infamie che essi stessi compiono, e che poi attribuiscono in particolare all'ebreo. Ma nonostante ciò, questo movimento, con tutte le basse e sporche motivazioni che stanno alla sua base, finirà, contro la volontà dei suoi stessi dirigenti, per aprire definitivamente la strada al Partito socialdemocratico. Gli agitatori antisemiti mettono in movimento quegli strati della nostra società che fino ad oggi erano tra i più pigri e politicamente inattivi. Ma una volta che siano stati spinti a uscire dal loro ottuso qualunquismo e immessi nella lotta politica, saranno costretti anch'essi a riflettere sulla loro situazione, finché non riconosceranno che il capitalismo ebreo non costituisce che una parte della società capitalistica, e che il problema non è semplicemente quello di liberarsi degli ebrei, ma di tutti i capitalisti, insieme ai quali si sorreggono e cadranno anche i capitalisti ebrei. I vari Rothschild, Bleichroder e compagni sono i principali puntelli dell'attuale ordinamento sociale e statale, ma non perché siano ebrei, bensì m quanto grandi capitalisti; tanto che quando è stata posta loro la domanda se, durante le elezioni per il Reichstag avrebbero scelto di votare per un antisemita o per un socialdemocratico, essi hanno risposto in molti casi che avrebbero dato il loro suffragio all'antisemita. Viceversa, si può dire che un antisemita che manifesti interessi capitalistici voterà più facilmente per un ebreo che per un socialdemocratico. In questo modo entrambi cercano di portare avanti nel miglior modo possibile i propri interessi. L'istinto di classe non li inganna.
Contro il semitismo!
bensì:
Contro il capitalismo
cioè:
Per il socialismo!
Seconda appendice15
Le manifestazioni peggiori e più terribili dell'antisemitismo si sono registrate proprio in Russia, da quando in quel paese sono comparsi i primi sintomi di un grande movimento rivoluzionario. Tutto ciò che il Medioevo ha prodotto di atrocità e di barbarie, soprattutto nella devota Germania, che a tutt'oggi viene ancora considerata il paese in cui regna la devozione e il timor di Dio, nel corso delle persecuzioni volte ad eliminare la stirpe ebraica, si ripete oggi con un'intensità maggiore nella Santa Russia. E come durante il Medioevo cristiano, le persecuzioni degli ebrei erano spesso incoraggiate da autorità laiche ed ecclesiastiche, così oggi, in Russia, sono soprattutto i militari e la polizia, che nel Medioevo non esistevano ancora, a porsi alla testa delle persecuzioni contro gli ebrei, e a organizzare la repressione contro di loro, fornendo di armi tutta la gentaglia che riescono a racimolare e ponendola poi agli ordini di qualche loro sicario.
La passività che il governo russo dimostra di fronte a questi terribili avvenimenti, non fa altro che comprovare la sua complicità con essi. Queste persecuzioni contro gli ebrei, che rappresentano prima di tutto una conseguenza dell'odio nutrito contro una razza straniera, intellettualmente superiore, come esse si manifestano attualmente nella massa del popolo russo sono state determinate, similmente a quanto avviene nell'Europa centrale e occidentale, dalla privilegiata situazione economica che una parte degli ebrei russi è riuscita a conquistarsi.
In Russia gli ebrei vivono riuniti in masse più ampie di quanto avvenga generalmente in Europa, se si eccettuano alcune singole province dell'impero austro-ungarico, e in particolare la Galizia. Di conseguenza anche qui, come in tutte le altre società borghesi, succede che la grande massa, composta in questo caso da ebrei, è di estrazione proletaria, e conduce una miserevole esistenza lavorando nelle fabbriche, nel commercio, nei servizi e nell'agri coltura, sottoposta allo sfruttamento di quella minoranza di appartenenti alla stessa razza che si sono conquistati una posizione sociale superiore. Questa minoranza è riuscita a raggiungere anche in Russia una posizione di notevole potere all'interno della stessa popolazione russa. I ricchi ebrei russo-polacchi hanno in mano le redini del commercio e della finanza russi, molti di loro sono gran di industriali, un numero ancora maggiore pratica ogni tipo di commercio, occupando soprattutto i posti di oste, di speculatore fon diario, praticando, in breve, ogni tipo di sfruttamento. Ciò ha provocato, nella massa della popolazione russa, la stessa disposizione nei confronti degli ebrei che abbiamo già riscontrato nel l'Europa centrale e occidentale. Dal canto suo, il governo russo non fa altro che incoraggiare questa ostilità, perché vuole in questo modo stornare l'odio delle masse dal proprio sistema di governo, corrotto e marcito fin nelle midolla, e dai più diretti soste nitori di questo sistema, dai funzionari corrotti. Un'altra ragione che spinge il governo russo a incrementare l'ostilità contro gli ebrei è dovuta alla spinta che i giovani ebrei esercitano al fine di ottenere un grado di istruzione superiore, il che, aggiunto alla maggiore agiatezza in cui vivono ora i loro genitori, provoca un considerevolissimo aumento della percentuale di ebrei iscritti alle scuole superiori di ogni tipo. Il governo russo vede in questa spinta al sapere e alla cultura un pericolo per l'esistenza stessa del sistema che esso rappresenta, tanto più grave in quanto gli ebrei appartengono a una classe e a una razza che deve essere giustamente considerata molto più repressa e diseredata del resto della popolazione russa.
Come nel corso dei movimenti popolari verificatisi nell'Europa centrale, un posto di primo piano era stato occupato, per le ragioni già descritte, dagli ebrei, che erano coloro che avevano i maggiori motivi di insoddisfazione, così sta avvenendo ora in Russia. Ciò provocò la decisione, da parte del governo russo, di ammettere soltanto un numero molto limitato di studenti ebrei a tutte le scuole di grado superiore. Inoltre gli appartenenti a questa razza furono costretti a vivere soltanto in alcune città e in alcuni quartieri; sotto pena di gravi sanzioni venne loro vietato di pernottare in località dove non avevano il permesso di abitare. Poi venne proibito loro di possedere terreni e di esercitare una serie di professioni; in breve, all'inizio del ventesimo secolo gli ebrei subivano esattamente lo stesso trattamento, a volte addirittura peggiore, che avevano già sperimentato nei secoli precedenti nel l'Europa centrale e occidentale. Il fatto poi che, a causa di queste misure gli ebrei partecipassero con un numero particolarmente alto di individui al movimento rivoluzionario — e ci sarebbe stato da stupirsi se fosse avvenuto il contrario — permetteva al governo russo di trovare un'ulteriore, particolare ragione per scatenare in mezzo al sottoproletariato l'ostilità contro gli ebrei, servendosi dei propri emissari, e provocando eccidi e massacri di cui finora avevamo sperimentato qualcosa d'uguale soltanto sotto i regimi dispotici orientali.
Note
1 Discorso pronunciato al IV Congresso del Partitosocialdemocratico tedesco, svoltosi a Colonia dal 22 al 28 ottobre 1893. Iltesto del discorso venne pubblicato in opuscolo a Berlino nel 1894. La presente traduzione integrale è stata condotta sultesto della seconda edizione: « Sozialdemokratie una Antisemitismus von AugustBebel, Rede auf dem sozialdemokratischen Parteitage in Berlin, mit zweiNachtragen, Zweite durchgesehene Auflage, Berlin, Verlag: Buchhandiung Vorwarts,1906 ». Si noti che nel frontespizio di questa edizione la localitàdel Congresso è erroneamente indicata in Berlino invece che in Colonia.
2 II testo è rappresentato daldiscorso letto da Bebel al Congresso e quindi comprende anche le reazioni deicongressisti, che il lettore troverà in corsivo tra parentesi.
3 Nei possedimenti della Slesiasettentrionale dove, a causa del forte movimento migratorio dei sassoni, si èverificata una notevole scarsità di forza-lavoro, vengono impiegati lavoratorisalariati russo-polacchi. Pare che in alcune proprietà vengano impiegatiesclusivamente ebrei polacchi. Ma di fronte a questo fenomeno, i proprietarifondiari delle regioni a est dell'Elba, che in genere sono apertamente orientaliin senso antisemita, non hanno trovato niente da ridire. (Nota di Bebel).
4 Le principali tappedell'emancipazione degli ebrei in Germania sono state le seguenti: 1812:l'Editto relativo alle condizioni civili degli ebrei di Prussia, introduceun'ampia emancipazione ma resta inapplicato; 1847: Legge sull'organizzazionedegli ebrei in Prussia; 4 marzo 1849: Costituzione austriaca accordantel'eguaglianza giuridica a tutti i cittadini indipendentemente dalla loroconfessione religiosa; luglio 1869: Abolizione di tutte le restrizioni aidiritti civili e politici degli ebrei nella Confederazione della Germania delNord; 1871: Dopo la fondazione dell'impero tedesco, questo regolamento vieneesteso a tutto il Reich.
5 Adolf Stocker (1835-1909),pastore protestante e agitatore antisemita tedesco; addetto alla cattedrale di Berlino e predicatore di Corte;deputato al Reichstag. Di modestinatali rimase sensibile alle difficoltà della povera gente, la cui miseria materiale e morale egli attribuiva alle ingiustizie dei ricchi e alleparole d'ordine « piene di odio »seminate dai socialisti. Si fece promotore nel 1878 del Movimentocristiano-sociale (Christlichsoziale Bewegung) fondato su ideali interclassisti.L'antisemitismo gli appariva come il terreno più favorevole sul qualeconciliare le classi sociali antagonistiche.
7 KARL MARX, Sulla questione ebraica.
dopo essere stato rigettato dal Parlamento imperiale tedesco il 6 maggio 1893.
9 Bebel si riferisce al Partito del Centro (Zentrum partei), il partitocattolico
tedesco che si presentò sulla scena politica nel 1870 sotto la guida di PeterReichensperger e di Ludwig Windthorst.
10 Hermann SchuIze-Delitzsch (1808-1893), uomo politico ed economistatedesco, fondatore del movimento cooperativo in Germania (cooperative di creditoe di consumo).
12 Kulturkampf è la « lotta perla civiltà » che il cancelliere tedesco Otto von Bismarck condusse dal 1871 al1879 contro la Chiesa cattolica e il movimento politico dei cattolici tedeschi,con una serie di misure repressive poliziesche.
13 II gruppo Borussia era unaorganizzazione studentesca reazionaria tedesca che raccoglieva in particolare igiovani figli degli junker della Prussia.
14 Nel testo di Bebel sono indicate in neretto le cifrerelative ai reati nei quali la percentuale degli ebrei è superiore a quella deicristiani.
15 Questa seconda appendice è stata scritta da Bebel per laseconda edizione a
stampa (1906) del suo discorso sulla questione ebraica.
16 Bebel si riferisce a pogrom contro gli ebrei scatenatinelle città russe di Kiscinev, Odessa e Bialystock. Particolarmente efferato eagghiacciante quello di Kiscinev, capitale della Bessarabia, dell'aprile 1303che ebbe larghissime ripercussioni in tutto il mondo. Organizzatore ne fu ilgiornalista reazionario Favolaci Kruscevan che nei giorni precedenti la Pasquaaccusò gli ebrei dell'assassinio rituale di un bambino e invitò al pogromspargendo la voce che lo zar aveva emesso un « ukase » col quale siautorizzavano i cristiani a « fare giustizia col sangue degli ebrei durante itre giorni di Pasqua ». Durante il pogrom vennero assassinati 45 ebrei, alcunecentinaia vennero feriti più o meno gravemente (quasi tutti artigiani,poverissimi e assolutamente inermi) e circa diecimila depredati di tutti i lorobeni e ridotti alla miseria. Sul pogrom di Kiscinev cfr. l'articolo di KarlKautsky, « II massacro di Kiscinev e la questione ebraica ».