Lettera dell'Emiro Feisal a Felix Frankfurter,

Presidente dell'Organizzazione Sionistica d'America

3 marzo 1919

 


DELEGATION HEDJAZIENNE
Parigi, 3 Marzo 1919.

CARO SIGNOR FRANKFURTER:

Voglio cogliere questa occasione del mio primo contatto con i Sionisti
Americani per dirle ciò che io ho potuto spesso dire al Dr. Weizmann in
Arabia e in Europa.

Noi sentiamo che Arabi ed Ebrei sono cugini come razza, che hanno subito
oppressioni simili nelle mani di potenze più forti di essi e che per una
felice coincidenza sono stati capaci di muovere insieme il primo passo
verso il conseguimento dei loro ideali nazionali.

Gli Arabi, specialmente quelli colti, guardano con la più profonda simpatia
al movimento Sionistico. La nostra deputazione qui a Parigi è interamente a
conoscenza delle proposte presentate ieri dall'Organizzazione Sionistica
alla Conferenza di Pace e noi le consideriamo moderate e corrette. Noi
faremo del nostro meglio, per ciò che ci riguarda, per aiutarli: noi
augureremo agli Ebrei un sincerissimo benvenuto a casa.

Con i capi del vostro movimento, specialmente con il Dr. Weizmann, noi
abbiamo avuto e continuiamo ad avere le relazioni più strette. Egli ha dato
molto aiuto alla nostra causa e io spero che gli Arabi possano presto
essere in condizione di ricompensare in qualche modo gli Ebrei delle loro
gentilezze. Noi stiamo lavorando insieme per un riformato e rivitalizzato
Vicino Oriente, e i nostri due movimenti si completano l'un l'altro. Il
movimento ebraico è nazionale e non imperialista. Il nostro movimento è
nazionale e non imperialista, e in Siria c'è posto per entrambi. Davvero io
penso che nessuno possa essere un vero successo senza l'altro.

La gente meno informata e responsabile dei nostri e dei vostri leader,
ignorando la necessità di collaborazione di Arabi e Sionisti ha cercato di
approfittare delle difficoltà locali che necessariamente devono sorgere in
Palestina nelle fasi iniziali dei nostri movimenti. Alcuni di essi, temo,
hanno presentato in cattiva luce i vostri fini ai contadini arabi, e i
nostri fini ai contadini ebrei, con il risultato che le parti interessate
hanno potuto sfruttare quelle che essi chiamano le nostre differenze.

Io vorrei trasmettervi la mia ferma convinzione che queste differenze non
riguardano questioni di principio, ma dettagli che inevitabilmente si
presentano in ogni contatto fra popoli vicini e sono risolti facilmente con
la reciproca buona volontà. Certamente quasi tutti spariranno con una
conoscenza più piena.

Io sono impaziente, e il mio popolo lo è con me, di vedere un futuro in cui
noi aiuteremo voi e voi aiuterete noi, cosicché i paesi a cui siamo
mutuamente interessati possano di nuovo prendere il loro posto nella
comunità dei popoli civili del mondo.

Sinceramente,

Suo Feisal